ROMA, 20 LUG – Bossi assente. Berlusconi livido e muto. Maroni che, sorridente in Transatlantico, e' l'unico a parlare. Si e' consumato cosi', in pochi minuti, quello che in ambienti della maggioranza viene definito il 'tradimento' del Senatur, passato per il pressing di Maroni che alla fine e' riuscito a 'spezzare' l'asse del Nord, portando il Carroccio a votare (inaspettatamente) numeroso per l'arresto di Alfonso Papa.
A nulla infatti e' servita la moral suasion del premier, che ancora lunedi' aveva cercato in tutti i modi di convincere Bossi a 'salvare il soldato Papa'. Ma la Lega, anche alla luce della liberta' di coscienza lasciata sul finale ai deputati – segnale che era stato letto come una sorta di 'compromesso' – ha preferito seguire la spinta della base e le indicazioni ripetute anche ad Arcore da Maroni, votando numerosa per il si'. Scatenando la rabbia, e l'incredulita', del Pdl.
E' Maroni, per l'appunto, l'unico che rompe il silenzio surreale del Transatlantico dopo il voto, per sottolineare che le 'camicie verdi' sono state ''coerenti'' e hanno votato ''cosi' come avevamo detto''. Ed e' Maroni, anche secondo i pidiellini, il vero vincitore della giornata, visto che il Carroccio, e' il ragionamento, non risponde piu' a Bossi ma a lui.
Del Senatur, invece, nemmeno l'ombra a Montecitorio. Una assenza che ha piu' di un motivo, e ognuno valido, vista la delicatezza della giornata. E Bossi, ricorda un deputato leghista di lungo corso, ''e' saggio''. E quindi non si presenta alla Camera evitando cosi' di mettere la faccia sul 'tradimento' e allontanando le voci che vogliono che non abbia piu' il controllo totale sui suoi. Voci che pero' si fanno sempre piu' insistenti tanto da dare per imminente un cambio della guardia al gruppo di Montecitorio a favore del maroniano Stucchi.
Ma la Lega, viene comunque fatto trapelare, non ha votato a cuor leggero per l'arresto di Papa. Perche' nel merito, piu' di qualcuno anche dopo il voto, ribadisce di avere avuto dubbi fugati all'ultimo istante alla luce della tensione che saliva dalla base: se si fosse fatto diversamente – e' il ragionamento dei lumbard – nessuno si sarebbe piu' potuto presentare in piazza.
Certo, c'e' pure chi scherza nei confronti delle rimostranze del Pdl, buttando li' che ''cosi' gli abbiamo dato una mano, inaugurando il partito degli onesti''.
Di certo in casa Pdl le battute oggi non sono gradite. Fino all'ultimo nessuno si aspettava il tracollo e ora tutti puntano il dito contro l'alleato 'infedele' – o meno affidabile – che crea proprio quel precedente pericoloso tanto temuto dal Cavaliere. Perche' a breve, anche se probabilmente dopo l'estate, tocchera' pure esprimersi su Milanese.
Il premier, intanto, e' furente e ha gia' fatto sapere che sara' il primo argomento di cui parlera' con Bossi venerdi', in consiglio dei ministri. Conseguenze immediate sul governo, per ora, nessuno si azzarda a pronosticarle. Ma gia' questa settimana, dopo lo schiaffo su Papa e rifiuti, c'e' un'altra grana che rischia di fare esplodere i rapporti tra Lega e Pdl: le missioni all'estero, altro punto 'aggredito' da Bossi a Pontida.
E il viceministro Castelli in serata ha fatto capire che la linea morbida non e' cosa leghista, annunciando che dara' ''un altro dispiacere a Berlusconi'' votando ''no'' al rifinanziamento.