Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli è molto scettico sulla possibilità che nella riunione della Commissione convocata per questa sera si trovi una soluzione sul contestato regolamento sulla par condicio. «Non sono ottimista», ha spiegato rispondendo alle domande dei cronisti al termine del seminario organizzato dalla Vigilanza sui temi del pluralismo.
«”Non ho mai visto un pessimista giovare a qualcuno o a qualcosa”, disse Papa Giovanni. Io, che sono un povero laico – ha sottolineato Zavoli – sento di dover privilegiare la cultura del dubbio». Dopo l’intensa attività di mediazione svolta nei giorni scorsi, Zavoli pensa comunque di dover “riproporre il problema, con tutte le eccezioni che sono state sollevate, per sentire se c’è un margine di disponibilità per riprendere il discorso e ragionarci”.
«Stasera – ha spiegato ancora – devo chiedere se sono maturate riflessioni tali da indurre chi finora non è stato d’accordo a consentire che il confronto continui e che la mia mediazione sia ancora giustificabile. Se sì, ci aggiorniamo. Altrimenti ci salutiamo in vista di uno scenario nuovo. Non credo – ha ammesso, riferendosi alla seduta notturna della Commissione del 9 febbraio in cui è stato approvato a maggioranze il regolamento – che stiano maturando le condizioni per ritrovare quello che abbiamo smarrito quella sera, sebbene nei giorni scorsi si sia andati vicini alla possibilità di creare una volontà comune. Del resto – ha concluso – non posso demonizzare chi ha espresso la sua volontà attraverso la forma legittima del voto».
«È in corso una evidentissima operazione politica, cioè attraverso questo regolamento “svergognare” la par condicio per poi abolirla, un po’ come il famoso bambino e l’acqua sporca». Lo ha detto Paolo Gentiloni, intervenendo al seminario della commissione di Vigilanza Rai dedicato al rapporto tra servizio pubblico, Costituzione, democrazia, politica e pluralismo. Gentiloni si è detto “un difensore della legge sulla par condicio”, aggiungendo che gli obblighi che questa prevedeva all’inizio – divieto di spot, divieto di pubblicare sondaggi politici, obbligo per la tv di fare programmi di comunicazione politica, garanzia che i programmi di informazione debbano assicurare equilibrio – sono stati “stiracchiati”.