Patrice Michelin confessò: “Uccisi mia moglie per liberarmi”

Da una lettera d’amore degli anni sessanta  forse è uscita la verità su un mistero che ha appassionato la Francia e ha toccato il nome di una delle sue più grandi famiglie, la famiglia Michelin: sì, proprio quella della guida a tre stelle e dei pneumatici, attraversata da una vena di ricchezza infinita, dalle immense piantagioni in Indocina ai castelli in Europa, ma attraversata anche da una vena di dolori e di sciagure che sembrano il compenso del diavolo per l’apparente felicità di grandi dinastie mondiali come i Kennedy o gli Agnelli.

La lettera confessione di Patrice Michelin

 

Il condizionale è d’obbligo, come ad ogni capoverso si devono ripetere le parole  “presunto” e “sedicente”, perché finora la fonte è una sola, molto di parte: però i giornali e i siti francesi, pur ricorrendo a queste cautele, hanno dedicato ampio spazio alla vicenda e sembrano credere in pieno alla tesi dell’omicidio volontario.

Nella lettera, scritta a  Annick Rouchon, sua amante dell’epoca e madre di uno dei suoi figli, un rampollo dei Michelin, Patrice, nipote del fondatore della dinastia, confessa che fu proprio di sua precisa volontà che sparò, durante una partita di caccia, alla prima moglie, Nicole. Per quel colpo di fucile, entrato dalla nuca e uscito dalla gola, Patrice Michelin fece 35 giorni di carcere, fu processato per omicidio volontario ma alla fine se la cavò nel 1961 con una multa di duemila franchi (più o meno trecento euro di oggi) per omicidio colposo.

La storia dell’uccisone della moglie del rampollo Michelin è stata riportata alla luce dal quotidiano Le Parisien con questa rivelazione: il figlio nato dalla relazione tra Annick Rouchon e Patrice Michelin, che sarebbe a tutti gli effetti, ancorché illegittimo, un pronipote diretto di uno dei fondatori della casa di pneumatici, vuole essere riconosciuto come figlio legittimo e ottenere l’eredità che gli spetta. Visto che anche in Francia avere un buon avvocato può fare la differenza (vedere appunto la storia del presunto padre) si è rivolto a uno dei migliori su piazza, Gilbert Collard (a proposito, quello che aveva prima, dice Rouchon, lo ha preso per il naso) e ha fatto causa per “stabilire il legame di filiazione”. Dai Michelin, finora, un silenzio che urla.

Il presunto e sedicente erede si chiama Jean-Philippe Rouchon, ha 42 anni, fa l’osteopata, risiede nel centro della Francia, nel Puy-de-Dome. “Voglio che venga fatta giustizia, non accetto di essere stato abbandonato da mio padre e dai Michelin”, dice. L’avvocato Collard non si nasconde che si tratta di  “un caso particolarmente doloroso che purtroppo porta a galla documenti antichi e che provoca scompiglio, ma non c’è altra soluzione affinchè quest’uomo possa stabilire la verita”.

Che ci sia stato un grande amore tra la madre di Rouchon e Michelin sembra testimoniarlo proprio la lettera in cui viene confessato l’assassinio: “Ti ho lasciato da tre ore, ma tre ore lontano da te mi sembrano un’eternità…quando ci separiamo sento il vuoto. Tu mi dai molta felicità. Sono talmente felice vicino a te, la tua intelligenza, la tua gentilezza e la tua tenerezza mi fanno stare bene. Non sono abituato a tanta attenzione. Mi sento spesso abbandonato dai miei, soprattutto da mia madre, che io amo ma che invece non sempre mi capisce”. La lettera è del 1964.

Patrice, giovane straricco ma irrequieto, traumatizzato dalla morte del padre in un campo di prigionia tedesco, poco amante degli studi di legge ma molto delle donne, reduce dal matrimonio infelice e tragicamente concluso con Nicole Bardi, figlia di un grande avvocato, madre di tre dei suoi figli, ormai talmente incattivita con lui da negargli il rapporto coniugale, frequenta Annick per qualche anno, ma presto sente il richiamo della foresta.

Così la relazione tra Patrice e Annick termina nel 1969: da allora,  l’erede Michelin ha versato ogni mese un assegno sul conto dell’ex fidanzata, 75 euro nel 2006, quando, lui morto, anche il bonifico è cessato. Inoltre fin dalla nascita di Jean-Philippe, Patrice ha versato alla madre gli alimenti ma non ha mai voluto riconoscerlo come suo figlio.

Rouchon afferma di aver incontrato Patrice Michelin diverse volte, l’ultima nel settembre del 2006, poco prima che morisse.Alla sua morte, nel novembre del 2006, Patrice Michelin ha inoltre lasciato in usufrutto a Jean-Philippe l’appartamento in cui viveva nel paesino di Royat. Tuttavia non lo ha nominato nella successione.

Per questo Rouchon, dopo aver tentato invano di trovare un accordo con gli altri eredi Michelin, ha deciso di avviare un procedimento legale. “Tutti i Michelin hanno una rendita. Perchè io non dovrei averne diritto?  Se c’è un’eredità che mi spetta l’accetterò”.

E qui si torna alla parte più oscura della vicenda, in quanto, per sostenere la tesi della prorpia discendeza, Jean-Philippe produce la lettera d’amore già citata e del tutto inedita, dove, se l’autore ne è stato veramente Patrice Michelin, nuova luce viene proiettata sulla morte di Nicole Bardi, la prima moglie di Patrice Michelin, avvenuta il 16 ottobre 1960 durante una partita di caccia. 

Quel colpo partito dal suo fucile, scrive Patrice nella lettera, gli ha permesso di sentirsi “liberato”: “Mia moglie era, te lo assicuro, era molto carttiva con me, mi umiliava, anche davanti ai bambini e agli amici”. Così Michelin ha colto l’occasione quando, durante una partita di caccia, ha “avuto un gesto molto rapido, la palla è partita per arrivare alla nuca e uscire davanti. L’ho portata all’ospedale” e da lì è cominciato il ciclo dei processi, concluso in corte d’apello a Tour con la piccola multa: “Sono molto felice di averli convinti” che si trattava di un incidente di caccia.

Quello di Patrice Michelin è solo uno di una catena di episodi tragici, che attraversano la storia della famiglia come una maledizione. Forse, in realtà, tutti noi e le nostre famiglie siamo afflitti dai tormenti del destino,  però siamo gente comune e non siamo quindi destinati al mito. Comunque sia, la prima tragedia che colpì i Michelin risale al 1932, quando Etienne, figlio di Edoardo Michelin, cofondatore, morì a 32 anni mentre pilotava un aereo (incidente aereo come le eliche dell’idrovolante che uccisero Edoardo Agnelli, figlio del fondatore della Fiat Giovanni e padre di Gianni, l’avvocato). Cinque anni dopo anche il fraello di Etienne morì,in un incidente d’auto.

Intrecciata con la storia di Francia la tragedia del padre di Patrice, Marcel, morto prigioniero dei tedeschi e del fratello più grande, Jean Pierre, morto in Corsica da partigiano anti nazista.

Poi ancora un incidente d’auto, che porta via nel 1949 Jean Luc Michelin, nipote di una altro fondatore, André. Con lui muoiono i suoi figli e la balia e lo  stesso anno il fratello di Jean Luc, Daniel, schiaccia e uccide con la macchina in manovra il figlio di due anni.

Ultimo appuntamento con la morte violenta la scomparsa in mare, nel 2006,  durante una partita di pesca, di Edouard, che era a capo del gruppo.

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