ROMA, 26 LUG – Massimo D'Alema si allinea alla richiesta di dimissioni rivolte da Pier Luigi Bersani a Filippo Penati e ad Alberto Tedesco. Ma neanche il 'consiglio' del presidente del Copasir convince il senatore dalemiano che dice addio al Pd ma non ha intenzione di lasciare Palazzo Madama.
Il Pd non nega il turbamento per le inchieste e teme che l'estate dia la stura per una campagna mediatica sulla questione morale. Per cio' il segretario, pur ribadendo l'estraneita' ai fatti lombardi, manda segnali chiedendo ''regole ferree'' per chi fa politica a partire da una legge sui bilanci dei partiti.
La realta' e' che la legislatura non sembra lasciare spiragli per un confronto di merito tra gli schieramenti per affrontare il vento dell'antipolitica. Lo dimostra la bocciatura oggi in Aula del ddl anti-omofobia, a parole sostenuta da quasi tutti. Una constatazione evidente anche al Pd che pero' non demorde e oggi approva, con due astenuti all'assemblea dei gruppi di Camera e Senato, il suo disegno di riforma elettorale che prevede una quota al 70 per cento di collegi uninominali maggioritari e un 30 per cento di quota proporzionale. Il testo sara' depositato in Senato entro il 31 luglio e il Pd pretendera' la calendarizzazione entro settembre.
Certo, se il buongiorno si vede dal mattino, l'intesa tra opposizioni per poi cercare la sponda leghista sembra non facilissima. ''Io mi occupo di cose serie non della legge del Pd'', taglia corto il leader Udc, e proporzionalista convinto, Pier Ferdinando Casini.
Ma al di la' del risultato finale, l'obiettivo del Pd e' dimostrare di dare battaglia al Porcellum anche se, come evidenzia il veltroniano Giorgio Tonini, ''senza il pungolo del referendum e' difficile che venga approvata''.
A Bersani serve per affermare che ''si sta componendo il nostro progetto di riforma delle istituzioni dopo che ad inizio legislatura abbiamo presentato il ddl di riforma costituzionale''. E per rilanciare le norme sulla incompatibilita' degli incarichi in un momento in cui tutti invocano i tagli alla casta.
In assemblea nessun parlamentare ha fatto cenno alle inchieste anche se il tema e' il centro delle analisi di tutti. Bersani torna a chiedere a Tedesco di dimettersi ''per il paese'' e in generale invita tutti ''ad aprire quattro occhi e a fare tutto quanto ci e' possibile per migliorare procedure di garanzia''. Ma nel partito si sprecano consigli e avvertimenti.
Il primo atto della ''battaglia anti-casta'' per l'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino deve essere l'abolizione dell'autorizzazione all'arresto altrimenti il rischio, davanti alla debolezza della politica, e' un nuovo '92.
L'espulsione secca dal partito, non appena i fatti vengano accertati, e' la ricetta dell'ex magistrato e senatore Gerardo D'Ambrosio mentre Arturo Parisi vede solo la conferma di errori non affrontati in passato. ''Nell'estate 2005 – ricorda l'ex ministro – non posi una questione morale ma una questione nitidamente politica. Era allora come oggi quello della commistione dei distinti compiti dei vigilati e dei vigilanti, cioe' Bankitalia, tra economia e politica dando vita ad aggregati politico – economico – finanziari (ricordate 'abbiamo una banca?')''..
