Pd: la nostra legge elettorale

ROMA, 9 GIU – I primi segnali, arrivati da incontri informali con le opposizioni, non sono incoraggianti. Ma il Pd lancia comunque il sasso nello stagno e presenta una riforma della legge elettorale per cambiare il Porcellum, una proposta ''non all'ungherese ne' alla turca ma all'italiana'' per il segretario Pier Luigi Bersani, che ha gia' raggiunto il risultato, impensabile fino a poco tempo fa, di trovare la quadra interna tra bipolaristi convinti, come Walter Veltroni, e sostenitori di modelli proporzionali come Massimo D'Alema. Il modello, messo a punto da Luciano Violante e Gianclaudio Bressa, e' un mix di maggioritario a doppio turno, con collegi e sbarramento, piu' una quota, intorno al 35 per cento, di proporzionale e l'introduzione della parita' di genere. Un sistema che, come evidenzia Veltroni, ''salvaguarda il bipolarismo'', favorisce attraverso i collegi i partiti radicati sul territorio e, attraverso il doppio turno, rinvia di fatto al momento del ballottaggio le scelte definitive sulle alleanze. Quindi, nelle intenzioni del Pd un sistema che potrebbe piacere a chi, come il Terzo Polo, punta a correre solo alle elezioni ma anche a partiti territoriali come la Lega anche se Bersani nega di avere ''aggancini'' con il Carroccio e men che meno di aver incontrato, tranne un saluto alla parata del 2 giugno, Roberto Maroni. Al confronto, prima del quale il Pd non presentera' la proposta di legge in Parlamento, Bersani si presenta pronto a integrazioni, ad esempio sulla quota proporzionale. Anche perche' la prima reazione e' piuttosto freddina. ''E' un primo contributo ma c'e' molta molta strada da fare'', sostiene il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che non vede di buon occhio il doppio turno, mentre Francesco Rutelli aspetta di saperne di piu' perche' ''ho sentito parlare di sistema ungherese e l'Ungheria ha un governo abbastanza catastrofico''. Non valuta ''a scatola chiusa'' neanche il leader Idv Antonio Di Pietro mentre, come spiega un dirigente democratico, ''la Lega per ora non si sbilancia perche' deve ancora capire come reagire alla sconfitta elettorale''. L'obiettivo di Bersani e' comunque dimostrare che il Pd, dopo aver tanto gridato contro l'attuale legge elettorale, ha una proposta e che, al di la' della riuscita, ''noi ai prossimi appuntamenti politici ed elettorali andremo dicendo che il Porcellum e' indecente''. In piu' i democratici intraprendono anche una crociata 'anti-Responsabili', prevedendo che i gruppi parlamentari possano formarsi solo sulla base dei simboli presentati alle elezioni e non in corso di legislatura. Un veto che, a sorpresa, piace a Domenico Scilipoti, l'ex deputato dipietrista emblema della mancata spallata del 14 dicembre grazie alla nascita dei Responsabili: ''Non e' una norma contro di me e anzi sono d'accordo perche' credo invece che sia un tema sul quale occorra riflettere e confrontarsi all'interno del Parlamento''.

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Alberto Francavilla