Pdl in crisi, Alfano: "Se il governo cade andremo alle elezioni"

ROMA, 8 SET – Non calma le acque dentro il Pdl il primo via libera parlamentare alla manovra. Perche' i problemi restano tutti li', sul tavolo. E se la necessita' di dare la risposta attesa dall'Europa alla crisi economica ricompatta le fila del partito, fremono le diverse componenti, sempre piu' convinte della necessita' di dare una svolta subito, per poter continuare a governare fino al 2013.

E sempre piu' timorose che Berlusconi (e l'esecutivo) non resista alla nuova ondata di intercettazioni, che si sommano alle difficolta' della crisi. A serrare le fila interviene in serata il segretario Angelino Alfano, che rassicura sulla tenuta e dice no alle 'larghe intese': ''Se il governo finisce, si torna al voto''.

Angelino Alfano, parlando alla summer school Pdl a Frascati, ammette implicitamente la difficolta' del momento, ma si mostra ottimista: ''Diciotto mesi sono un tempo congruo per recuperare e vincere''. Una frase con cui il segretario ribadisce che il 2013 resta l'orizzonte di riferimento, per poi avvertire che allora sara' Silvio Berlusconi a decidere se ricandidarsi premier, non le primarie, ne' ''i soloni di palazzo''.

E se Alfano torna ad ammiccare all'Udc (per un'alleanza ''basta pura buona volonta'''), dal Terzo Polo si starebbe provando a fare una operazione inversa, racconta qualche parlamentare, per convincere i pidiellini piu' scontenti a fare il salto fuori dall'attuale maggioranza.

Piu' nell'immediato, il segretario del Pdl si preoccupa di chiudere l'argine aperto da Beppe Pisanu con il suo auspicare un esecutivo di 'larghe intese'. ''Se il governo Berlusconi finisce si torna al voto ed il popolo decide'', afferma.

Del resto, nel Popolo della liberta' per ora nessuno ufficialmente se la sente di seguire Pisanu sulla via delle 'larghe intese'. E anche i senatori sardi vicini all'ex ministro dell'Interno, Mariano Delogu, Piergiorgio Massidda e Fedele Sanciu, con una nota smentiscono l'esistenza di un documento 'pisaniano' per chiedere un passo indietro a Berlusconi.

Ma lui, Pisanu, ospite proprio dell'Udc fautrice delle larghe intese, fa sapere che al silenzio pubblico di alcuni hanno corrisposto apprezzamenti in privato: ''Ho avuto la fortuna di trovare molti pareri favorevoli''. ''Siamo a una svolta della storia – insiste poi, facendo appello soprattutto al senso di responsabilita' dei cattolici – certo i numeri in democrazia contano, pero' contano di piu' le idee, le persone''.

Intanto, si fa sempre piu' largo nel Pdl la preoccupazione sui mesi che attendono governo e partito. E se i 'lealisti' decidono di reagire facendo testuggine attorno al Cavaliere, le esternazioni dei vari 'frondisti', sempre piu' numerosi, premono per un cambio di passo, da subito, per non affondare.

''Rivolgo un pressante appello al segretario Alfano affinche' apra una profonda verifica politica e programmatica, cominciando dalla maggioranza'' e ''con tutti coloro che ritengono di avere proposte per la crisi'', dice il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che chiede di risolvere una volta per tutte il ''problema'' Lega e rilancia il tema delle primarie.

Ecco dunque riaffacciarsi, con le primarie, la questione del 'dopo Berlusconi'. Chi, come Alemanno, ritiene che anche la leadership possa essere rimessa in discussione, chiede consultazioni tra i militanti a tutti i livelli. Ma Fabrizio Cicchitto e Ignazio La Russa affermano che le primarie vanno bene per i candidati, non per i dirigenti del partito.

E Angelino Alfano torna a ribadire che il Cavaliere non si discute: ''primarie a ogni livello – dice – ma se il candidato premier sara' Berlusconi non c'e' bisogno di farle''.

Piccola polemica, infine, per il ''salvacondotto'' offerto da Rocco Buttiglione (Udc) a Berlusconi in cambio di un passo indietro. ''E' un ricatto'', accusa Carlo Giovanardi.

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