Basta ai conflitti fra politica e magistratura. Lo sciopero indetto dall’Unione delle camere penali per il prossimo 11 gennaio ha come slogan proprio la contrarietà agli scontri che hanno portato alla criticatissima nuova disciplina del processo breve. Scorciatoia che i penalisti italiani giudicano “inutile, pericolosa e incostituzionale”. L’Ucpi chiede un immediato arresto del progetto di riforma, riservandosi altre e più decise iniziative in relazione agli sviluppi parlamentari e politici dell’iter del disegno di legge.
Dunque, a quanto rende noto un comunicato dell’associazione, i professionisti che lavorano nei processi penali si fermeranno l’11 gennaio. Inoltre, fino a che l’ordinamento giudiziario non sarà adeguato alla Costituzione con la separazione delle carriere e l’istituzione di un giudice terzo, i penalisti diserteranno le cerimonie ufficiali di apertura dell’anno giudiziario. Per questo «non parteciperanno alla manifestazione in programma il 29 gennaio 2010 in Corte di Cassazione, per organizzare una propria cerimonia alternativa di inaugurazione dell’avvocatura penale in cui saranno forniti dati per denunciare la reale situazione della giustizia e formulare proposte».
La sede scelta dall’Unione per la propria iniziativa è l’Aquila, per dimostrare non solo la solidarietà ai cittadini colpiti dalla tragedia del terremoto, ma anche per segnalare l’impellente bisogno della rinascita della giustizia nel distretto del capoluogo abruzzese. «È necessario che dalle macerie della giustizia italiana – prosegue la nota Ucpi – si dia finalmente vita a un processo di cambiamento che prenda le mosse dalle grandi riforme come la separazione delle carriere, la riforma del Csm e dell’azione penale per le quali i penalisti si battono da anni nell’immobilismo della politica succube dei veti dell’Associazione nazionale magistrati».