Sbarazzarsi delle fastidiose chiamate promozionali? Ora si può, grazie a un elenco speciale dei cittadini che non vogliono essere assillati. Si chiama Registro delle Opposizioni, ovvero una sorta di lista-corazza messa a punto dal Ministero dello Sviluppo economico contro le telefonate indesiderate.
Di fatto per non riceverle più non basta chiedere all’operatore di turno di essere eliminati, perché come rivela un’ex centralinista di Phonemedia il diktat delle aziende è un altro: «Non farsi sbattere la cornetta in faccia e non cancellare mai ma proprio mai il numero dell’utente chiamato dalla lista fornita. Anche se chi sta dall’altra parte del filo te lo chiede espressamente. Tu dici di sì, ma non lo fai: ogni numero telefonico cancellato è un contratto perso», rivela Anna D. al quotidiano “la Repubblica”. Molti addetti guadagnano solo se la chiamata dura almeno 32 secondi e se viene piazzato un prodotto.
Adesso con il nuovo provvedimento, domani in Consiglio dei ministri, basta mandare una e-mail, un fax o una raccomandata o ancora telefonare al numero verde che dovrebbe essere attivato presto. Così i cittadini, almeno quelli iscritti all’elenco telefonico, potranno definitivamente sbarrare le porte di casa ai call center disturbatori comunicando i propri dati personali (nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono finora nel mirino ed eventuale indirizzo di posta elettronica).
L’addio alle indagini di mercato e ai sondaggi, dunque, non sarà per tutti perché chi è presente nelle altre liste dei call center potrà essere raggiunto ugualmente. In realtà il nuovo regolamento segue la scia delle precedenti decisioni del Garante della privacy: dal 2003 aveva stabilito che nessuno potesse telefonare a casa senza il consenso degli interessati e dal 2005 negli elenchi abbonati c’è un simbolo che indica chi accetta le chiamate o la pubblicità cartacea. Con il decreto milleproroghe del 2008 e poi con la legge 14 del 2009 agli operatori era stato dato l’ok per le telefonate fino al dicembre 2009, prorogato fino a maggio 2010 dalla legge comunitaria del 2009.