ROMA, 13 GIU – Una seconda sonora ''sberla'' in pieno volto, dopo la debacle alle amministrative. E la Lega Nord, assieme al Governo, esce malconcia dai referendum. Ma, si affretta a dire, e' ''stufa di prenderle'' e pretende la ''svolta'' su fisco e Libia, chiamando in causa direttamente Silvio Berlusconi che – spiega il ministro Roberto Maroni – ''deve iscriversi nella categoria dei coraggiosi e lanciare un programma ambizioso per i prossimi due anni''. Come se non bastasse, domenica a Pontida c'e' il tradizionale raduno leghista: i 'lumbard' andranno incontro al giudizio della propria base, e nel partito c'e' chi teme che dalla folla possa partire qualche fischio. Timore a cui da' voce direttamente il popolo legista che ancora una volta sfoga tutto il proprio malumore sulle frequenze di Radio Padania. Alcuni hanno votato, altri no, ma nel complesso sono sempre piu' critici nei confronti di Silvio Berlusconi lanciando l'allarme che se si continua cosi' ''arrivera' la terza sberla e la quarta vien da se'''. E quindi, chiedono un po' tutti, ''o la Lega torna a fare la Lega o torniamo al 4%''. Cosi' il Carroccio alza la voce e mette sul banco degli imputati anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti invitato a ''dare piu' soldi a famiglie, lavoratori e piccole e medie imprese, prendendoli da qualche altra parte''. Il colpo ricevuto ai referendum non e' quello del ko ma fa male. La Lega nei giorni scorsi ha spiegato che per il governo non ci sarebbero state conseguenze. Ma le tensioni nella maggioranza sono evidenti e potrebbero avere seri strascichi. I termini della questione li inquadra sinteticamente il ministro Maroni in una intervista al Corriere della Sera: Qualcosa deve cambiare – spiega – ''altrimenti si va a votare''. E il responsabile del Viminale invita Berlusconi a ''rilanciare lo sviluppo e sostenere la famiglia con riforma fiscale e quoziente familiare''. ''Deve farlo adesso – dice – il 22 giugno davanti alle Camere'' in occasione delle comunicazioni in Aula chieste dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l'ultima nomina dei sottosegretari. Gli fa eco il ministro Roberto Calderoli, ancora piu' esplicito del collega di partito. ''Domenica andremo a Pontida – sottolinea – per dire quello che Berlusconi dovra' portare in Aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c'e' il due senza il tre…''. ''Non vorrei – aggiunge – che quella di prendere sberle diventasse un'abitudine…''. Cio' che preoccupa maggiormente e' che la considerazione che l'esito del referendum significa di fatto la bocciatura della politica del governo su energia e riorganizzazione dei servizi pubblici. Quanto al legittimo impedimento, e' vero che la bocciatura riguarda direttamente Silvio Berlusconi ma il voto nel suo insieme ha sancito una 'frattura' tra governo ed elettori. Il Carroccio vuole scaricare sul Cavaliere tutte le responsabilita' del ko ai referendum. Negli ultimi giorni i 'lumbard' si sono smarcati, lentamente ma in modo costante, su tutti i temi delle consultazioni. Dopo l'apertura di Bossi sull'acqua, sono arrivati i 'si' dei governatori Luca Zaia e Roberto Cota sul nucleare. E per ultimo addirittura il 'si' ', ancora di Zaia, al quesito sul legittimo impedimento.
