ROMA, 6 GIU – Il mondo cattolico, almeno in suoi ampi settori, intensifica il suo impegno affinche' domenica e lunedi' prossimi ci sia ''un'ampia partecipazione'' di elettori ai referendum sull'acqua, il nucleare, il legittimo impedimento. E se non viene data un'indicazione esplicita di voto per il 'si'', le motivazioni con cui si sollecita l'afflusso alle urne indicano diffuse preoccupazioni nei confronti della privatizzazione dei servizi idrici, della realizzazione delle centrali atomiche, e anche di leggi che possano incrinare il principio della ''legge uguale per tutti''.
E' in particolare l'Azione Cattolica Italiana, associazione con quasi 150 anni di storia e circa 350 mila iscritti, a ribadire il proprio invito ''ai soci e ai cittadini'' perche' ''ci sia un'ampia partecipazione al referendum abrogativo del 12-13 giugno'', dal momento che le tematiche al centro dei quattro quesiti referendari sono ''estremamente importanti''.
In una nota pubblicata sul suo sito web, la presidenza dell'Azione Cattolica spiega significativamente che l'acqua'' non e' solo un 'bene', ma un 'dono' essenziale per la vita dell'uomo'', che ''va tutelato e garantito a tutti'' e ''non puo' essere sottoposto alla legge del profitto'' senza ''rigorose, adeguate e sistematiche garanzie per i piu' deboli e per la collettivita'''. Che la tecnologia nucleare ''impatta un altro punto essenziale, la salute dell'uomo, per la quale non possono essere ammessi rischi di nessun tipo''. Che ''l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e' un principio costituzionale che richiede ampia ed efficace applicazione, specie in questa fase di disillusione politica: lo dimostra l'astensionismo alle recenti elezioni amministrative''.
Le diocesi, da parte loro, si muovono autonomamente, e gia' molte di loro, tra cui quella di Padova, hanno pubblicato documenti in materia referendaria con chiare prese di posizione. Sono 26, in particolare, le diocesi italiane, compresa quella di Parma, schierate contro la privatizzazione dell'acqua, che hanno aderito alla campagna ''Acqua, dono di Dio e bene comune'' promossa dalla Rete interdiocesana Nuovi stili di vita.
Ultime a pronunciarsi, oggi, due diocesi campane. Per quella di Sessa Aurunca, il vescovo mons. Antonio Napolitano – riferisce il Sir, agenzia promossa dalla Cei – richiama ''l'attenzione dell'intera diocesi sull'importanza dei prossimi referendum, che stranamente registrano molta distrazione e superficialita' da parte di numerosi cittadini e credenti'' e ''sollecita tutti i fedeli a partecipare attivamente ai dibattiti in corso e considerare se non sia veramente il caso di sostenere la campagna referendaria di quanti invitano a votare si'''. Non si tratta, infatti, di ''una posizione politica ma squisitamente religiosa: l'ambiente, il paesaggio, i prodotti della terra e quanto fa da splendida cornice al nostro territorio diocesano meritano un'attenzione crescente per impedire ulteriori scempi e degradi''.
Per la diocesi di Nola, ''e' un dovere di tutti la partecipazione responsabile per la crescita democratica della nostra bella Italia'', scrive don Aniello Tortora, direttore dell'Ufficio pastorale per i problemi sociali e lavoro, giustizia e pace. ''Andiamo a difendere un bene comune. L'acqua, elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza, deve essere salvaguardata come un diritto di tutti''. L'appello e' affinche' ''tutti, informati e consapevoli, ascoltando la propria coscienza, sentano il diritto-dovere di dare il proprio fattivo contributo perche' l'acqua non sia ridotta a merce o venduta''.
Per gli altri due referendum, poi, la Chiesa di Nola ''ritiene che sia necessario ripensare il problema dell'energia nucleare e perseguire la strada delle energie rinnovabili, per tutelare al meglio la salute dei cittadini ed afferma, inoltre, che la legge e' uguale per tutti''.
