ROMA, 13 GIU – Con la vittoria del si' al referendum per il nucleare lo scenario energetico immediato vede l'Italia che continua ad affidarsi alle fonti energetiche tradizionali gia' usate, e ad acquistare soprattutto in Francia energia prodotta dall'atomo.
''Mi inchino di fronte alla volonta' negativa dei cittadini rispetto al nucleare'', ha spiegato l'oncologo Umberto Veronesi, presidente dell'Agenzia per la Sicurezza sul Nucleare che pero' resta convinto della necessita' di andare avanti su questa strada.
''I paesi avanzati del mondo, anche dopo l'incidente giapponese – ha aggiunto Veronesi – danno priorità assoluta al prossimo scenario del dopo-petrolio e stanno studiando metodi di produzione di energia nucleare piu' efficienti e piu' sicuri".
''Per ora al referendum vince il metano – spiega Carlo Lombardi, esperto di nucleare ed ex docente del Politecnico di Milano – l'ipotesi piu' probabile e' che si continui a ricorrere alle centrali con questo combustibile, anche perche' l'alternativa e' il carbone che ha gli stessi problemi d''immagine' dell'atomo. Al momento attuale le fonti rinnovabili non sembrano in grado di sostituire le centrali. Ci sara' in questo campo anche la concorrenza della Germania, che avendo rinunciato al nucleare potrebbe farci concorrenza su questo mercato". Nel quesito si chiedeva di abrogare il comma 1 – sulla localizzazione – e il comma 8 – sul Piano energetico – dell'articolo 5 del decreto Omnibus, in cui veniva contemplata dal governo la cosiddetta 'moratoria' di un anno. L'esito referendario prevede che non si potra' legiferare in materia per cinque anni, e viene cancellata la possibilita' di localizzare, e pertanto costruire, centrali nucleari sul territorio nazionale. E si riprendera' a discutere di strategia energetica nazionale escludendo, pero', l'atomo. Il piano italiano prevedeva otto nuovi reattori suddivisi in quattro nuove centrali. Sul piano pratico fino a questo momento erano stati siglati dei contratti commerciali con la Francia, erano stati fatti i primi studi sui luoghi dove era possibile costruire le centrali (al centro di un 'giallo' lo scorso 3 giugno, quando era stato rubato un computer contenente le indagini preliminari) ed era stata istituita l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare: "Ora tutto va al macero, a cominciare dagli studi – sottolinea Lombardi – mentre l'Agenzia non era ancora stata ufficialmente istituita perche' mancava un passaggio burocratico". Il capitolo dell'Agenzia, i cui membri dovrebbero riunirsi domani, dovrebbe pero' rimanere aperto: l'organismo ha l'obbligo (assunto in sede comunitaria) di individuare entro il 2015 l'area idonea per il parco tecnologico, al cui interno e' previsto il deposito superficiale per le scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali italiane. Infine, l'Italia rimane in attesa dei risultati degli 'stress test' condotti a livello Ue, anche se la legge prevede che non si possa legiferare sugli argomenti del referendum (e quindi eventualmente tornare al nucleare) per almeno cinque anni. Dal punto di vista della ricerca invece non dovrebbe cambiare nulla, con i vari laboratori (come quelli dell'Enea) impegnati in questo campo che non sono toccati dal quesito: "Il clima pero' non favorisce certo i ricercatori – sottolinea l'esperto – nessuno vorra' fare ricerca su una cosa che in Italia non verra' mai fatta. E' probabile che chi e' interessato se ne andra' all'estero".