Ricatto a Berlusconi, Lepore: "Berlusconi non collabora"

ROMA, 25 SET – ''La Procura di Napoli, come gli altri uffici inquirenti d'Italia, non lavora per tendere trappole o trappoloni. Non agiamo per ingannare il prossimo. Agitare il fantasma del trappolone era solo un espediente difensivo''. A dirlo, in un'intervista a Repubblica, Giandomenico Lepore, capo della Procura di Napoli che indaga sul caso Berlusconi-Tarantini.

''Volevamo sentire Berlusconi come teste per chiarire alcuni aspetti dell'indagine sui quali era necessario rivolgergli alcune domande'', ribadisce Lepore. ''Se Berlusconi, dopo aver evitato il confronto con noi, si dice a disposizione della Procura di Roma, evidentemente si sente più garantito. Ma non posso dire che abbia mostrato un atteggiamento di leale collaborazione nei nostri confronti''.

Lepore smentisce che Berlusconi sia già iscritto nel registro degli indagati. ''Valuteremo, semmai, dopo la decisione del Riesame. Durante la discussione in udienza i colleghi hanno sviluppato tutte le ipotesi e affrontato tutti gli scenari di una vicenda che è stata caratterizzata da più fasi e di un'indagine che si è arricchita di elementi nuovi durante il suo cammino''.

Comunque, precisa Lepore intervistato anche dal Mattino, "il presidente del Consiglio, così come il presidente della Repubblica del resto, pur essendo un cittadino privilegiato con prerogative particolari, resta un cittadino italiano e, come tale, sottoposto alla legge".

Sulla rivendicazione della competenza, ''non siamo aggrappati ad alcuna indagine, né innamorati dell'inchiesta come sostiene qualcuno'', spiega il procuratore. ''Come la difesa, anche la Procura utilizza gli strumenti di legge per far rispettare le regole che riteniamo debbano essere applicate''.

Nell'intervista Lepore interviene anche sul caso Milanese. ''Dopo l'autorizzazione concessa per Papa credevo si fosse cambiato registro, invece devo rilevare un passo indietro'', commenta.

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Maria Elena Perrero