ROMA – Un'operazione pulizia, per restituire i rimborsi alle imprese attraverso specifici titoli di Stato, prima dell'entrata in vigore del Fiscal Compact, cioe' senza considerare l'ammontare ai fini della valutazioni europee sui conti pubblici. E' l'ipotesi che sarebbe al centro di un confronto che il presidente del Consiglio Mario Monti avrebbe avuto con il premier tedesco Angela Merkel, con diversi contatti telefonici, prima dell'Ecofin in programma il prossimo 13 maggio.
Il senso è chiaro: dato che il fiscal compact prevede un rientro forzato del debito pubblico che per noi significa 20 anni di stangate da 30 miliardi all'anno, togliere dal monte del debito gli investimenti pubblici (magari, perché no? anche il ponte di Messina) e i rimborsi alle imprese può lasciare un po' di spazio di manovra in più al Governo sempre più nell'angolo per i suoi errori. Però non siamo un po'0 fuori tempo massimo? Monti poteva puntare i piedi a gennaio, quando in tanti gli chiedevano di non firmare il fiscal compact: ora può solo buttare sul tavolo suicidi e sequestri e il voto di ratifica del Parlamento che ancora non c'è.
Il piano, che sarebbe portato avanti insieme al ministro Enzo Moavero, prevedrebbe tra l'altro la possibilita' di scomputare da deficit e debito la spesa pubblica che produce crescita (golden rule) ma anche il permesso di saldare i debiti, che ammontano a circa 70 miliardi, delle amministrazioni pubbliche verso le imprese.
