Il “Robin Hood” di Ridley Scott e il fantasma di Walt Disney

Russell "Robin Hood" Crowe in azione

Era difficile inserirsi nell’affollato catalogo (98 pellicole) dei film su Robin Hood. Era ancora più difficile per Ridley Scott far indossare a Russell Crowe i panni dell’arciere bandito di Sherwood evitando a chi vide “Il Gladiatore” l’effetto di un deja vù. Vasto programma, riuscito a metà.

Robin Longstride, abile arciere al servizio di Riccardo Cuor di Leone durante la guerra di Francia, è interessato solo alla gloria e a salvarsi la pelle, ma cambia prospettiva dopo la morte del sovrano. Torna a casa, in Inghilterra, riuscendo a usurpare il titolo di sir Loxley, morto in battaglia. Arriva nella contea di Nottingham, vessata dalle tasse di Re Giovanni e dall’avidità della Chiesa. Qui incontra la vedova di Loxley, Lady Marian (interpretata da una bravissima Cate Blanchett), estremamente scettica sulle reali intenzioni dell’uomo. Nel tentativo di guadagnare la fiducia della donna diventa presto un beniamino del popolo della contea.

Ma intanto il regno è devastato dalle scorribande di Godfrey (Mark Strong), nobile cattivo e traditore, che svolge per conto dell’impopolare Re una spietata attività di “recupero crediti”. E nel frattempo complotta con Filippo re di Francia, acerrimo nemico degli inglesi. Tutto si deciderà in una spettacolare battaglia sulle bianche scogliere di Dover, in una scena che a molti in sala ha ricordato una versione in cappa e spada dello sbarco in Normandia girato da Spielberg in “Salvate il soldato Ryan”.

Ricostruzioni calligrafiche (è un colossal costato 200 milioni di dollari) del contesto storico, grande cura nelle scene “muscolari” dei duelli e in quelle di massa, buone prove d’attore di Crowe e dei comprimari, fra i quali spicca il leggendario Max von Sydow nel ruolo del vecchio sir Loxley. Detto questo, Ridley Scott in una cosa ha fallito: non è riuscito a tenersi alla larga dalla retorica. Eppure gli intenti della vigilia erano quelli di una messa in scena più “cruda”, verosimile, e di un ritratto meno romantico del ribelle briccone di Nottigham. Intenzioni rispettate soprattutto nella prima metà della pellicola, mentre nelle fasi finali il pluripremiato regista si lascia possedere dai demoni disneyani.

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