Ruby: 16 eccezioni per Berlusconi

MILANO, 31 MAG – Una raffica di eccezioni per chiedere ai giudici di Milano non solo di prosciogliere Silvio Berlusconi o di spostare inchiesta e processo davanti al Tribunale dei Ministri oppure a Monza, ma anche per sottolineare che il premier ''era convinto che Ruby fosse nipote di Mubarak'' e calcare la mano contro le indagini della Procura che ''avrebbe monitorato la vita privata'' del capo del Governo, ''violando'' la Costituzione. E' cominciata oggi, e riprendera' lunedi' prossimo, l''offensiva' della difesa del presidente del Consiglio imputato per concussione e prostituzione minorile per la vicenda della giovane marocchina Ruby, che avrebbe partecipato ai presunti festini a luci rosse ad Arcore. Gli avvocati Niccolo' Ghedini e Piero Longo, dopo aver annunciato 16 eccezioni preliminari al collegio della quarta sezione, ne hanno illustrate poco piu'della meta', alternandosi per quasi sette ore e mezza. Eccezioni, pero', preparate con tanto di memorie depositate assieme a pareri pro veritate, dagli altri due legali che assistono il premier, gli avvocati Filippo Dinacci e Giorgio Perroni. Tra le questioni preliminari si contano quelle sulla competenza funzionale e territoriale, sulla mancanza dei presupposti per chiedere e disporre il giudizio immediato, sulle intercettazioni, sulla carenza di potere, sulla violazione della corrispondenza riguardo alla documentazione bancaria di Berlusconi e anche sulla mancata udienza per la formazione del fascicolo del dibattimento. Questioni tecniche, per le quali si e' passata in rassegna tutta la giurisprudenza possibile e immaginabile, partendo dallo statuto Albertino fino alle piu'recenti sentenze di Cassazione e Consulta. Per quanto riguarda la competenza funzionale, legata al reato di concussione e alle famose telefonate del premier al funzionario della Questura per il rilascio di Ruby, i difensori hanno parlato del''convincimento chiaro e incontrovertibile'' da parte di Berlusconi che la ragazza fosse la nipote di Mubarak. E hanno chiesto ai giudici di proscioglierlo immediatamente, qualora ritengano che il premier quella sera non abbia agito da pubblico ufficiale, nelle funzioni di primo ministro. Invece, ''qualora si sostenesse che ha agito come pubblico ufficiale, gli atti vengano inviati al Tribunale dei ministri''. E poi e' stata avanzata anche la richiesta di trasferimento di inchiesta e processo a Monza, perche' il reato piu' grave, la concussione, sarebbe stato commesso a Sesto San Giovanni (e' la' che il capo di gabinetto della Questura, tra il 27 e 28 maggio 2010, ricevette la telefonata del premier da Parigi). Senza contare poi la richiesta di dichiarare la nullita' del giudizio immediato per il ''colpevole ritardo'', ha affermato Longo, da parte dei pm dell'iscrizione nel registro degli indagati di Berlusconi, cosa che sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti avrebbe dovuto avvenire tra il 7 luglio e il 3 agosto 2010. E non oltre cinque mesi dopo, il 21 dicembre dello scorso anno, e solo per riuscire, secondo la difesa, a chiedere il giudizio con rito immediato. I difensori del premier, tra le righe, non hanno risparmiato veri e propri attacchi al lavoro dei pm, con Ilda Boccassini e Antonio Sangermano in aula ad ascoltare per replicare in una delle prossime udienze. Berlusconi, ha spiegato Ghedini, ''e' stato monitorato direttamente'', anche in ''tutto cio' che attiene alla sua vita privata'', compresa la ricostruzione ''dei suoi spostamenti'', attraverso le intercettazioni telefoniche e l'acquisizione dei tabulati delle altre persone coinvolte nell'inchiesta. E tutto cio' per la difesa in aperta ''violazione dell'articolo 68 della Costituzione'', che prevede che debba essere chiesta l'autorizzazione alle Camere per intercettare un parlamentare, come Berlusconi. Il premier non verra' in aula, come ha chiarito Ghedini, almeno fino a che verranno trattate le questioni preliminari.

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Alberto Francavilla