ROMA -Quello di Fini si può leggere come un passo verso la maggioranza. Secondo il presidente della Camera deve essere l’Aula di Montecitorio a decidere sul conflitto d’attribuzione sul caso Ruby. Esattamente quello che chiedevano i capigruppo di Pdl, Lega e Responsabili che avevano sollevato il conflitto sul processo con l’obiettivo di portare il caso davanti alla Corte Costituzionale. Oggi è in mano al tribunale di Milano, secondo la maggioranza invece la competenza è del tribunale dei ministri perchĂ© il reato è ministeriale. In sostanza quando Berlusconi chiamò la Questura milanese per far rilasciare Ruby (una pressione indebita, secondo l’accusa, che configura il reato di concussione) lo fece in qualitĂ di premier (per evitare una crisi diplomatica con l’Egitto per via della nipote di Mubarak, secondo la maggioranza) o per difendere interessi personali (e togliere Ruby dalle mani della polizia per evitare che parlasse troppo delle serate ad Arcore, secondo i magistrati)?
”Quali che siano le conclusioni cui perverrĂ l’Ufficio di Presidenza – dice Fini in un comunicato – l’Assemblea deve essere comunque chiamata a pronunciarsi sulla questione secondo le modalitĂ procedurali che la prassi ha consolidato a riguardo”. Sul caso sono state chiamate ad esprimersi anche la Giunta per le Autorizzazioni e la Giunta per il Regolamento della Camera.
Mercoledì 23 marzo la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio ha dato il suo via libera affinché la Camera sollevi un conflitto di attribuzione nei confronti della Procura e del gip di Milano. Secondo quanto sostenuto nella lettera inviata dai capigruppo della maggioranza a Gianfranco Fini, i giudici di Milano avrebbero leso le prerogative della Camera dei Deputati con la loro decisione di proseguire con il caso Ruby nonostante la Camera si fosse pronunciata per la competenza del tribunale dei Ministri. Secondo l’articolo 96 della Costituzione infatti la Camera ha il potere di concedere l’autorizzazione a procedere di fronte a reati ministeriali commessi da ministri e presidente del Consiglio e può sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte Costituzionale se dovesse ritenere lesa questa sua prerogativa. Se il reato dovesse essere riconosciuto come ministeriale, la Camera dovrebbe fornire l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’imputato Berlusconi (e probabilmente la negherebbe).
Il conflitto è passato anche dalla Giunta per il Regolamento, riunita martedì, che non ha votato ma la maggioranza dei componenti (quelli d’opposizione) si erano schierati contro il passaggio in Aula.
La questione non è di semplice soluzione, e lo dice lo stesso Fini. Secondo quanto si apprende il presidente della Camera ha detto che la vicenda rappresenta un ‘unicum’ tanto per il titolo di richiesta quanto per la differenza di maggioranze in Aula ed in Ufficio di Presidenza. Nella sua relazione Fini ha detto, fra l’altro, che la composizione dell’Ufficio di presidenza vede di fatto la prevalenza numerica delle opposizioni rispetto alla maggioranza, il che costituisce un fatto di ”assoluta novitĂ ” rispetto ai tre precedenti in materia che ha citato. Peraltro, aggiunge Fini, in quei tre casi non erano state avanzate richieste di sottoporre la questione all’Aula. ”Nella presente circostanza- ha puntualizzato Fini – la decisione dell’Ufficio di presidenza in merito all’elevazione o meno del conflitto, a causa della composizione dell’organo, può sottrarsi al criterio della maggioranza politica quale risulta dal complessivo assetto dei rapporti tra i gruppi”. Dopo il dibattito è attesa la decisione dell’Ufficio di presidenza.
