ROMA -Una lunga conversazione telefonica tra Eugenio Scalfari e il regista Nanni Moretti è alla base di una intervista, pubblicata da Repubblica sabato 12 febbraio. Lo spunto della telefonata è la scena finale del film di Moretti “Il Caimano”, la cui proiezione la Rai ha bloccato nella trasmissione di Serena Dandini di giovedì sera”.
Secondo sia Scalfari sia Moretti la scena sembra avere anticipato esattamente quel che sta accadendo in questi giorni in Italia, con Berlusconi a processo (nel film condannato) che arringa la folla all’uscita dal Palazzo di Giustizia (per ora ha delegato Daniela Santanché).
Poi, però, ricorda Scalfari, il film chiude con “l’insurrezione della sua gente e infine le fiamme della città incendiata. Insomma la guerra civile”. Su questo Moretti non è d’accordo. Spiega: ””Non credo. Noi non siamo un Paese di insurrezioni e poi siamo in Europa, la gente pensa piuttosto come sbarcare il lunario e non ai vizi di Berlusconi o a quelli dei magistrati che secondo lui lo perseguitano. Ma quanto doveva accadere ormai è accaduto. La bomba è scoppiata e non restano che rovine fumanti”.
L’intervista parte dalla osservazione di Scalfari che il ritratto che Moretti traccia di Berlusconi nel film “si è perfettamente sovrapposto all’originale. Il Caimano non è il risultato di una profezia azzeccata ma d’un attento lavoro di psicanalisi” e che “le parole del Caimano nel finale del film sono identiche a quelle pronunciate negli ultimi tre giorni da Berlusconi nei suoi interventi pubblici”.
“Identiche, non simili: identiche”, sottolinea Scalfari: “Sembra quasi che [Berlusconi] abbia rivisto il film e ne abbia mandato a memoria quelle parole” e che il copione di questi giorni sia stato scritto da “Moretti e non [da] Giuliano Ferrara”.
Quando il film fu girato, nel 2005, ricorda Scalfari, Berlusconi “era al governo da quattro anni. All’epoca non si parlava di “escort”, ma la sua concezione del potere era già evidente”.
Risponde Moretti: “Era evidente già molto tempo prima. Questa storia comincia nel 1994, quando prese il potere per la prima volta. Non era mai accaduto che un “tycoon” della televisione diventasse capo del governo mettendo insieme le sue televisioni private e quella pubblica”.
Qui però le strade di Moretti e Scalfari si distinguono, perché Scalfari tende ad assolvere, sbagliando, i comportamenti della sinistra, mentre Moretti è critico e parla di “un gigantesco conflitto di interessi che la sinistra avrebbe dovuto sollevare subito, prima, durante e dopo le elezioni che comunque furono perse”.
La difesa d’ufficio di Scalfari: “La sinistra di allora era il Pds guidato da Occhetto, le elezioni furono perse perché la Dc di Martinazzoli seguì le indicazioni del Vaticano e non si alleò con il Pds. La sinistra sollevò il tema del conflitto di interessi”.
Moretti insiste: “Sì, lo sollevò ma poi non fece nulla per impedirlo e quando tornò al governo con Prodi il conflitto di interessi fu abbandonato. Secondo me avrebbe dovuto essere il tema numero uno. Le televisioni sono lo strumento principale di Berlusconi che le usa con una spregiudicatezza raccapricciante. In più ha anche in mano il cinema attraverso la Medusa, il suo dominio sulle comunicazioni è pressoché totale. L’opinione pubblica italiana si forma per l’80 per cento sulle televisioni, così è nato il berlusconismo e così rischia di perpetuarsi”.
A questo punto Moretti fa una precisazione rispetto al fatto che lo “si accusa spesso d’avere un partito preso contro la sinistra riformista. Non è vero. Non mi piace la sinistra inconcludente, sia quella radicale sia quella riformista. Negli ultimi anni sono stati purtroppo inconcludenti tutti e due”.
In realtà il problema è ancor più grave ma Scalfari, come tutta la sinistra giornalistica, lo elude e lo ha sempre eluso: il problema è nella oggettiva collusione che c’è stata tra Berlusconi e l’ex Pci nella sua mutazione dell’epoca della Bicamerale, quando sopra il tavolo lavoravano alla eliminazione delle fastidiose minoranze rappresentate dalla sinistra di Bertinotti e dalla Lega e sotto il tavolo difendevano il duopolio Rai Mediaset dallo sconclusionato e inconcludente attacco del giornali, la cui crisi di oggi in Italia deve molto alla incapacità della sinistra di ridefinire le quote di mercato della pubblicità accaparrate in modo straripante dalla tv. Ma il partito Rai aveva imposto la sua linea e i suoi interessi al partito guidato da Walter Veltroni e Massimo D’Alema e persone degnissime come Vincenzo Vita e Carlo Rognoni erano costrette a contribuire, nei rispettivi ruoli dell’epoca, all’affossamento della stampa italiana. In quella stessa epoca, D’Alema, in un delirio forse di onnipotenza, sentenziava che lui i giornali non li leggeva più, gli bastava la televisione. Le stesse parole dette tempo dopo anche da Berlusconi: forse a entrambi le aveva scritte Maurizio Costanzo.
L’intervista di Scalfari prosegue con la domanda se Moretti ritenga che “ci sia possibilità di uscire dalla situazione presente” e con l’indicazione di una speranza: “Se si determinasse un’alleanza di tutte le opposizioni la vittoria sarebbe molto probabile”.
Moretti, dopo un lungo silenzio, dà una non risposta rivelatrice: “Non spetta a me dar consigli. Non lo so, francamente non lo so. Anzi, non farmela questa domanda”.
Moretti poi parla del berlusconismo, rispondendo alla affermazione di Scalfari che “il berlusconismo è un modo di pensare e di comportarsi che in Italia sembra scritto su una parte della nostra antropologia. C’è stato il caso di Mussolini, dell’Uomo Qualunque, di Craxi e infine di Berlusconi. Sono cose molto diverse ma con profonde analogie”.
Risponde Moretti: “Penso che il berlusconismo sia una causa e contemporaneamente un effetto. I casi indicati sono diversi ma c’è una predisposizione italiana a farsi sedurre dalla demagogia e dal populismo. Tempo fa, quando fu eletto in Francia Sarkozy presidente della Repubblica molti pensarono che era emerso in Europa un altro Berlusconi, ma non è affatto vero. Sarkozy è tutt’altra cosa. Ha anche lui alcuni aspetti politicamente sgradevoli ma non hanno niente a che vedere col berlusconismo. Tra l’altro non possiede e non influenza né televisioni né giornali”.