Il carcere duro di Sandokan (uno dei capi del clan dei Casalesi) รจ stato “ammorbidito” grazie al governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi. E’ questa la tesi sostenuta da Franco Bechis in un articolo pubblicato su Libero. La vicenda risale al 1993, quando Francesco Schiavone (la reale identitร di Sandokan) scrisse “al presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro chiedendogli la revoca del regime carcerario duro previsto dal 41 bis.”
Francesco Schiavone detto Sandokan dunque, spiega Bechis, “supplicรฒ insieme ad altri tre boss della camorra Scalfaro di โrevocare il trattamento penitenziario a cui siamo sottoposti e di ripristinare la legalitร . La lettera di Schiavone fu resa pubblica lโ11 agosto di quellโanno, poche settimane prima che il ministro della Giustizia Giovanni Conso firmasse la revoca del carcere duro per 140 boss mafiosi”.
Per Schiavone in realtร , sottolinea Bechis, “non ci fu bisogno di quella revoca, perchรฉ fu la magistratura dellโepoca ad alleggerire la condizione carceraria del capo del clan dei Casalesi. Il 17 ottobre del 1993 infatti i giudici della Corte di Appello di Napoli presero la clamorosa decisione di alleggerire la sua pena giร comminata nellโattesa dei processi chiave ancora in corso (per cui sarebbe stato poi condannato allโergastolo), scarcerandolo e limitandosi a firmare un provvedimento di sorveglianza speciale per tre anni. Il giorno stesso della scarcerazione Schiavone detto Sandokan si รจ reso latitante”.
E cosรฌ, prosegue il racconto, “proprio mentre si apprestava a firmare la resa alle condizioni imposte dalla criminalitร organizzata il governo Scalfaro-Ciampi-Conso si fece sfuggire di mano uno dei piรน pericolosi camorristi esistenti, il capo del clan dei Casalesi”.
Secondo Bechis perรฒ “resta ancora un giallo per altro la ragione per cui lโallora ministro della Giustizia, Conso, firmรฒ quellโanno come guardasigilli di Ciampi due provvedimenti di maxi-revoca del 41 bis a boss della Camorra e della mafia. Il primo fu il 14 maggio e riguardรฒ 140 detenuti delle carceri di Secondigliano e di Poggioreale. Il secondo avvenne il 5 novembre e alleggerรฌ la condizione carceraria per 140 detenuti del carcere palermitano dellโUcciardone.Davanti alla commissione antimafia guidata da Beppe Pisanu lโex ministro della Giustizia del governo Ciampi ha ricordato soltanto il secondo provvedimento di revoca del regime carcerario duro ai boss, dimenticando il primo. E ha sostenuto di averlo adottato in segreto e in solitudine, per verificare se quel segnale di disponibilitร fosse utile a mettere fine alla stagione stragista di Cosa Nostra. Conso perรฒ ha omesso molti particolari di quellโanno emersi anche documentalmente nelle ore successive”.
E dunque, “a parte il primo provvedimento di revoca, esisteva anche un verbale del comitato per la sicurezza e lโordine pubblico in cui prima lโex capo della polizia, Vincenzo Parisi (legatissimo a Scalfaro) e poi lโallora direttore delle carceri italiane, Nicolรฒ Amato, proposero lโabolizione o lโattenuazione del carcere duro per i mafiosi. La commissione antimafia ha per questo deciso di riconvocare Conso insieme ad altri esponenti delle istituzioni dellโepoca (Nicolรฒ Amato e Ciampi). Ieri sera il Tg1 ha provato a intervistare telegfonicamente sul tema lo stesso imbarazzatissimo Conso. Lโex ministro ha risposto al telefono, prima fingendo di non essere in casa: โNo, mio padre non cโรจโ, ha balbettato (Conso ha 88 anni, ndr). Poi ha ammesso la sua identitร e si รจ scusato, spiegando che lโargomento รจ troppo delicato per concedere interviste, e che chiarirร i dubbi emersi nelle sedi istituzionali: in antimafia e presso la procura della Repubblica di Firenze, che sta conducendo una indagine sulle presunte trattative dellโepoca fra Stato e Mafia”.
