ROMA – Un disegno di legge 'ad hoc'. In estrema ratio un decreto, o se proprio non si trovasse un accordo, o non si riuscisse ad approvare un provvedimento entro giugno, magari un'altra proroga fino a fine anno. E' partita, dentro e fuori il Parlamento, la corsa contro il tempo per arrivare, prima della chiusura del regime transitorio, ad avere regole che accontentino tutti sulla libera professione dei medici dipendenti del servizio sanitario pubblico.
La questione del 'doppio lavoro' dei camici bianchi, tornata alla ribalta con l'inchiesta sul Cardarelli di Napoli, aveva fatto scattare l'allarme gia' dopo che con il Milleproroghe era stato fissato il paletto del 30 giugno come termine ultimo per le Regioni per adeguare le strutture e permettere la libera professione intramuraria 'pura', ponendo fine alla cosiddetta intramoenia allargata, cioe' l'attivita' svolta negli studi privati (da circa 20mila medici secondo stime della Cgil) laddove non fossero stati allestiti spazi adeguati. Dopo un contestato 'blitz' del Pdl alla Camera, che aveva tentato di 'istituzionalizzare' l'intramoenia anche fuori dalle strutture pubbliche con degli emendamenti al provvedimento sulla governance della sanita', la proposta del governo e' stata quella di aprire un confronto che porti ''a una soluzione intermedia'', come ha spiegato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, che non sia ''l'intramoenia in senso stretto'' ma nemmeno un 'liberi tutti'.
Una soluzione non semplice da trovare perche' si dovranno tenere insieme la spinta 'liberalizzatrice' del Pdl con la contrarieta' del Pd, che invece insiste sulla necessita' di applicare fino in fondo la riforma (introdotta nel 1999 e regolata dalla legge 120 del 2007). Per i democratici, insomma, ''una legge gia' c'e' ''e non e' ammissibile che dopo ''piu' di dieci anni'', come spiega Ignazio Marino, si tolleri ancora che le Regioni non si siano adeguate. Sull'altro fronte il Pdl punta a intervenire, come ha spiegato Domenico Di Virgilio (firmatario degli emendamenti poi ritirati), per venire incontro ''alle concrete difficolta' di molte aziende ospedaliere o sanitarie che, dichiaratamente non hanno spazi adeguati''.
Nel mezzo i medici (oltre ai cittadini, che solo nel 2010 hanno sborsato piu' di un miliardo di euro per 'scegliersi' il medico a pagamento) che chiedono che vengano rispettati i diritti degli uni e degli altri, introducendo un sistema di controlli piu' efficace contro chi 'sgarra' ma senza penalizzazioni per camici bianchi e pazienti che magari si trovano in Regioni meno 'virtuose'.
Ora si siederanno tutti intorno a un tavolo, Regioni comprese, per vedere di arrivare a questa ''mediazione''. Entro marzo, come ha auspicato Balduzzi. Anche perche' i tempi per approvare una legge sono strettissimi (all'incirca tre mesi). Altrimenti l'alternativa potrebbe essere quella proposta da Beppe Fioroni (voce 'fuori dal coro' al momento nel Pd) di trovare il modo per fare un'altra proroga fino al 31 dicembre.
