
Scuola chiusa: 45mila euro (almeno) in meno negli stipendi dei futuri lavoratori (Foto d'archivio Ansa)
Scuola, cioè Stato che si squaglia.
Novembre 2020, Stato comunica ad otto milioni di alunni (e a tutto il mondo della scuola) che, quando butta davvero male, da noi è sempre otto settembre.
TUTTI A CASA PER ESERCITO NEL ’43, TUTTI A CASA PER STUDENTI NEL 2020
Novembre 2020 (e anche prima e c’è da temere anche dopo) Stato comunica ad alunni e studenti: arrangiatevi, fate un po’ voi. Come l’otto settembre del 1943 lo Stato italiano comunicò al suo esercito un rovinoso e irresponsabile “tutti a casa”, così, su scala minore ma con altrettanta tela morale ed organizzativa, nel 2020 (dall’inizio alla fine) Stato comunica alla sua scuola e agli studenti un disordinato, ambiguo, mortificante e alla lunga pestifero “tutti a casa”.
E’ la scelta di un paese impotente, ignorante, inconsapevole e anche un po’ vile. Di un paese, di una comunità tutta. Non solo di un governo o, come si ama dire, della politica. Alla chiusura di fatto della scuola e delle scuole l’opinione pubblica non reagisce esigendo e imponendo la riapertura. E non lo fa perché le due funzioni sostanziali che la comunità Italia riconosce alla scuola sono il pezzo di carta e il baby sitting.
Dare in mano a fine ciclo studi un pezzo di carta, se privo di sostanza formativa non importa. E tenere in custodia i bambini mentre i genitori lavorano. Pezzo di carta e baby sitting, a che altro serve la scuola? Pezzo di carta sarà comunque assicurato, anche se sempre più attestato burocratico e non ratifica sul campo di compiuto percorso formativo. E custodia bambini garantita tenendo aperte, più o meno, le elementari. Pezzo di carta e baby sitting garantiti o quasi, la scuola può chiudere. E’ la scelta di un paese impotente, ignorante, inconsapevole e anche un po’ vigliacco. Vale la pena di ripeterlo due volte.
SCUOLA, STATO SI SCARCIOFA E SQUAGLIA
Stato, quale Stato, quanti Stati ci sono in Italia? C’è il governo, c’è il Ministero dell’Istruzione. Ma su alcune scuole decidono i Comuni. E ci sono le Regioni che ambiscono fare Stato a sé. E c’è la Magistratura, che non sarebbe uno Stato ma è come se fosse. E di Magistratura non ce n’è una sola, ce n’è a strati e in ogni Regione ce n’è una. In tutto, ovviamente, in presenza e rispetto dell’autonomia di ogni scuola. Ogni scuola fa un po’ Stato a sé. C’è poi nella scuola lo Stato nello Stato dei sindacati scuola. E ci sono i consigli di Stato scuola per scuola con le rappresentanze di ogni “Stato”: prof, amministrativi, genitori.
Questa piramide, questo sciame di Stati intorno alla scuola hanno finora prodotto l’unico paese, noi, che nella prima ondata di Covid ha chiuso tutto e buona notte. Tutti gli altri paesi hanno provato a riaprire scuole, hanno tentato. Con esiti alterni ma non certo disastrosi. Noi abbiamo chiuso e proclamato: si riapre a settembre, tutti in vacanza!
OTTOBRE/NOVEMBRE: UNICO PAESE D’EUROPA CON SCUOLE CHIUSE
Ottobre/novembre, l’Italia è l’unico paese d’Europa di fatto con le scuole praticamente chiuse. L’unico paese d’Europa che si sforza materialmente e sinceramente è in angoscia per il bilancio della pizzeria chiusa e serenamente accetta scuola chiusa. Già a settembre non si era registrata gran voglia di riaprire: disorganizzazioni con l’alibi delle elezioni regionali e scuole aperte di fatto a fine mese. Per poi chiuderle a singhiozzo e a strati per tutto appunto ottobre/novembre.
Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania…chiudono pizzerie e bar con la facilità con cui Italia chiude scuole e tengono aperte scuole con la tenacia con cui Italia prova a tenere aperti bar e pizzerie. Saranno tutti matti?
TAR ORDINA, ANZI NO. GOVERNATORE: TAR DICE? VOI FATE IL CONTRARIO
I matti, anzi i pazzi, pazzi senza contenzione alcuna, siamo noi. Tar, Tribunale amministrativo della Puglia ordina: riaprite le scuole. Emiliano governatore della Puglia invita i cittadini a fare il contrario di quanto detto dal Tar e a tenere i bambini e ragazzi a casa. Tar della Campania sentenzia: scuole restino chiuse. In nome, in nome di cosa i Tar sentenziano su scuole chiuse o aperte? Follia che la Giustizia amministrativa si occupi e venga investita di tali questioni. Follia che sentenzi in maniera opposta per territori confinanti. Follia, anzi parodia della follia il potere politico, il governo locale che chiama i cittadini a non dar retta…
Governo nazionale, governi Regionali, Ministero Istruzione, Tar, Ministero salute e mettiamoci dentro Prefetture e alti e bassi e medi gradi della Pubblica Amministrazione sono tutti articolazioni, pezzi di Stato. Che se provi a sfogliarlo foglia foglia questo Stato non finisce mai l’opera, di foglie ne ha più di un carciofo, l’una avviluppata all’altra. Ma di fronte alla responsabilità il carciofone si scarciofa d’incanto. E risponde al suo istinto e natura, quindi si squaglia. Si squaglia nella doppia accezione del viene meno la sua consistenza e dello scappare.
CASO CALABRIA…NON E’ UN CASO
Calabria Regione commissariata per la Sanità . Da anni. Commissario era uno che non sapeva di essere il responsabile del piano regionale anti Covid. Perché mai un commissario alla Sanità dovrebbe occuparsi di Covid? Commissario è da qualche giorno uno il cui cruccio maggiore, parlando di Covid, era che i giovani non facessero sesso, perché a lui oramai “lo usa solo come catetere”. Non è un caso perché di questa pasta sono in gran maggioranza fatti i sottufficiali e gli ufficiali superiori di quello che possiamo chiamare l’esercito dello Stato. Una pasta che si squaglia.
Nella scuola prima ancora che nella Sanità . Uno studio olandese (ma bastava il buon senso al netto della retorica nuove tecnologie e tutto passa) comincia a dimostrare che la Didattica a distanza produce e maschera anni scolastici…finti. Finti nel senso che gli studenti non progrediscono durante la Dad, restano al livello di preparazione scolastica di quando a scuola ci andavano.Â
Una scuola immaginaria e non di rado finta quella con la didattica a distanza. Due anni scolastici tutti a casa un danno irrimediabile e una cicatrice non rimarginabile su una generazione. Ma “di fronte alle soverchianti forze” della propria ignoranza, impotenza, inconsapevolezza e vigliaccheria, i cento Stati che vi sono in Italia un messaggio lo lasciano mentre si squagliano: tutti a casa. Gli studenti, gli alunni? Arrangiarsi, non ci sono piani e ordini e strategie. Otto settembre, una tradizione di Stato.
