ROMA – Nel maxi emendamento del governo al decreto sviluppo sono state stralciate alcune delle norme approvate dalle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio, e questo ha provocato la protesta del presidente della stessa commissione Finanze, Gianfranco Conte, che ha attribuito al Quirinale l’iniziativa dello stralcio.
Il maxi emendamento presentato dal governo prima dell’inizio dei lavori dell’Aula risulta aver stralciato alcune misure inserite dalle commissioni nel decreto. In particolare risultano cassati gli emendamenti Pagano-Goifis, sui precari della scuola, l’emendamento D’Antoni sull’utilizzo dei fondi Fas per il credito di imposta al sud, l’emendamento che imponeva una tassa sulla Tav in favore del servizio universale, due emendamenti sulla patente nautica, ed uno che introduceva la responsabilità dei giudici tributari nel caso in cui non avessero chiuso la pratica entro i 180 giorni stabiliti dal decreto stesso.
Al termine della breve seduta dell’aula in cui è stato annunciato il deposito del maxi emendamento, Gianfranco Conte è uscito visibilmente alterato: ”il Parlamento – ha detto a voce alta – esiste o non esiste; non può essere il presidente della Repubblica a decidere cosa entra o non entra in un provvedimento. Il Parlamento va tutelato”. Conte ha quindi detto che avrebbe scritto una ”lettera di proteste” al Quirinale, perché da esso sarebbe partita l’iniziativa per chiedere lo stralcio delle norme approvate dalle commissioni.
Il Pd attacca Conte: ”E’ inutile prendersela con il Presidente della Repubblica, tutto ciò che sta accadendo è responsabilità del governo che ha prima approvato il decreto, ha poi presentato un maxi-emendamento e infine posto la fiducia”. Lo ha detto Pier Paolo Baretta, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera. La nuova richiesta di fiducia, ha detto Baretta ”è una autodenuncia di impotenza da parte del governo. Non siete in grado di governare – ha insistito – non tenete a freno le pulsioni lobbistiche e territoriali”.
”Abbiamo dinanzi a noi – ha proseguito – una manovra che richiederebbe una solidarietà nazionale e invece vi trastullate sul bagnasciuga delle vostre indecisioni”. Inoltre l’esponente del Pd ha accusato il governo di essere ”inaffidabile”. ”Avevate detto che l’aula avrebbe votato il testo della commissione. Qui, invece – ha detto riferendosi al maxi-emendamento – ci sono correzioni sostanziali e politiche, sono state cancellate norme alcune delle quali oggetto di confronto politico con l’opposizione”.
