PALERMO, 22 GIU – L'Assemblea regionale siciliana salva lo scranno al deputato regionale del Pid Santo Catalano e scoppia la polemica. Con voto a scrutinio segreto e trasversale, l'Ars ha respinto la richiesta della commissione verifica poteri che aveva deliberato la decadenza del politico per ''incandidabilita' originaria'': 38 i contrari e 35 i favorevoli (74 i deputati presenti in aula, 73 i votanti).
Catalano era subentrato a sala d'Ercole al deputato Fortunato Romano, ma subito dopo il suo arrivo a Palazzo dei Normanni e' emersa – attraverso un esposto – una sentenza in base alla quale il politico non poteva essere candidato: Catalano aveva patteggiato in appello una condanna a un anno e 11 mesi per abusivismo edilizio e, in concorso, per abuso d'ufficio. Due giorni fa la prima sezione civile del tribunale di Palermo aveva dichiarato l'ineleggibilita' di Catalano alla carica di parlamentare, che intanto aveva presentato ricorso. Alla fine della votazione dal pubblico, autorizzato a seguire i lavori parlamentari, e' partito un applauso; alcuni deputati del centrodestra si sono alzati per abbracciare e baciare Catalano.
In aula, il presidente dell'Ars, Francesco Cascio (Pdl), ha affermato: ''E' la prima volta in 64 anni che l'Assemblea si trova ad affrontare un problema di questo tipo''. In effetti c'e' solo un precedente simile. Nel 1998 fu discussa l'incompatibilita' dell'onorevole Giovanbattista Bufardeci, allora deputato di Forza Italia e sindaco di Siracusa: ma in quell'occasione l'aula non arrivo' a pronunciarsi perche' Bufardeci, oggi capogruppo di Forza del Sud, si presento' a Sala d'Ercole gia' dimissionario.
''Prendo atto e rispetto il voto del Parlamento, espresso liberamente e a scrutinio segreto – ha aggiunto Cascio – Ma mi rendo conto che, vista dall'esterno, la decisione presa oggi risulta difficile da accettare''. E infatti, la bagarre politica e' immediata. ''Oggi abbiamo assistito a una brutta pagina nella vita dell'Assemblea, un pessimo spot per la Sicilia e per la politica, una storia che fa tornare a galla una concezione conservativa e amicale della politica che fa a cazzotti col diritto e col buonsenso'', sostiene il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici.
Ma Rudy Maira, capogruppo del Pid, e' di avviso opposto. ''Avremmo scritto una brutta pagina della vita parlamentare se fosse stata decretata la decadenza di un parlamentare in virtu' di una opinabile interpretazione dell'Avvocatura dello Stato: si sarebbero compresse le prerogative della commissione verifica poteri e dell'Assemblea qualora una decadenza per incandidabilita' fosse stata resa esecutiva prima di un giudizio definitivo''. Maira parla di ''pasticcio giuridico'' e di un ''pericoloso precedente''.
Gia' nei prossimi giorni, un altro caso sara' portato all'attenzione della commissione verifica poteri: riguarda Giuseppe Buzzanca, deputato del Pdl e sindaco di Messina. Contro di lui c'e' un ricorso proprio per il doppio incarico.
