Operaio, interista, “comunista”. Non poteva essere più distante dal suo celebre omonimo Silvio Berlusconi, l’uomo morto il 22 gennaio dopo essere scivolato su una lastra di ghiaccio nel Comasco. La vita di Berlusconi è stata raccontata da Claudio Del Frate in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera.
Mai due persone, ha scritto Del Frate, “avrebbero potuto essere così distanti: l’ego sovrabbondante del presidente del Consiglio non ha nulla a che vedere con l’operaio, descritto dai suoi amici come una persona schiva e poco propensa ad esporsi”.
Così timido, ricorda chi lo ha conosciuto, che in cambio delle interviste che inevitabilmente gli erano richieste, chiedeva “un abbonamento alla testata” che si era interessata alla sua vicenda. E ogni volta che qualcuno riusciva a intervistarlo, ha sottolineato Del Frate, lui cominciava sempre con la stessa frase: “L’unico Berlusconi operaio sono io”.
Con un omonimo così illustre, ovviamente, a Silvio Berlusconi è capitato di ricevere posta “bizzarra” destinata all’attuale premier. “Un giorno mi è arrivata nella cassetta della posta una richiesta di soldi dall’Argentina: girai la lettera a Silvio Berlusconi, quello effettivamente destinatario della richiesta. Di missive così ne ho ricevute a decine, ma dopo un po’ mi sono stancato e le ho sempre gettate via senza nemmeno aprirle”.
Il Berlusconi da Veniano ha anche resistito alla tentazione di entrare in politica, sfruttando il proprio nome: “Mi venne offerto un posto di capolista dal partito “No euro”; rifiutai perché non ritenni giusto trarre in inganno gli elettori”.
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