ROMA, 26 LUG – E' in arrivo una stretta sui Governatori con deficit sanitari, ed anche su Sindaci e presidenti di Provincia che si presentano con i bilanci in rosso: per loro arriva l'incandidabilita' a qualsiasi carica per 10 anni, e per i Governatori pure la decadenza se non rispettano i piani di rientro. Questo l'accordo sul nuovo testo sul decreto legislativo su premi e sanzioni per Regioni ed Enti Locali che sara' votato domani alla Bicamerale sul federalismo.
Il decreto legislativo, nel nuovo testo predisposto dai due relatori Enrico La Loggia (Pdl) e Antonio Misiani (PD), prevede la decadenza per i Governatori che presentano un bilancio con gravi dissesti oppure la nomina di un commissario ad acta per il rientro dal deficit, qualora questo non sia cosi' elevato. Il Governatore rimosso sara' incandidabile a tutte le cariche pubbliche elettive per dieci anni: insomma addio candidatura, dal Consiglio comunale al Parlamento.
Stessa sorte per Sindaci e presidenti di Provincia i cui bilanci saranno in rosso, a causa di dolo o colpa grave secondo il giudizio della Corte dei Conti. In piu' tutti, dai sindaci dei comuni con piu' di 5.000 abitanti, ai presidenti di Provincia e di Regione, dovranno presentare una Relazione di fine mandato sulla Finanza dell'ente da loro governato. Questo per trasparenza e per prevenire le polemiche sui ''buchi'' di bilancio, che ogni nuova amministrazione dice di aver trovato.
Il decreto va giu' duro anche sui manager della sanita' che presentano libri in rosso: a parte la decadenza, per direttori generali, amministrativi e sanitari, scattera' l'interdizione per altre cariche per 10 anni.
Domani si votera' con le opposizioni ancora indecise sul da farsi. Il testo del Governo e' stato migliorato, ha detto Misiani che ha dato atto al ministro Calderoli di aver aperto al confronto. Ma il decreto non soddisfa ancora. Intanto oggi Calderoli e' stato al centro di una polemica in Bicamerale.
Durante una audizione egli ha difeso la manovra di Tremonti dicendo che non inficia il federalismo, come hanno sostenuto Regioni e Comuni. ''Il federalismo fiscale – ha detto – e' un intervento strutturale; la manovra e' congiunturale seppur con un obiettivo politico decisivo, e cioe' il pareggio di bilancio''. Insomma la manovra ha una ''prospettiva triennale'' mentre il federalismo e' ''un processo'' con ''una prospettiva trentennale''.
Immediate le critiche delle opposizioni: secondo Massimo Donadi (Idv) ''con Bossi e Calderoli ce ne vorranno 300 di anni'', mentre per Francesco Boccia (Pd) il ministro ''certifica il fallimento del federalismo targato Pdl e Lega''. Ma il ministro ha poi precisato: il federalismo fiscale, nei decreti gia' emanati, ''e' gia' entrato in vigore''.
Mentre il federalismo istituzionale e' ''un percorso lungo'' che richiede altre leggi a cominciare dall'istituzione del Senato federale.
