Stallo sul fisco. Gelo Berlusconi-Bossi

ROMA – E' ancora stallo sul taglio delle tasse. Il vertice a sorpresa di ieri notte tra Berlusconi, Bossi e Tremonti si sarebbe concluso senza apprezzabili novità tanto da costringere i tre interlocutori a riaggiornare la riunione nei prossimi giorni. Il pressing del Cavaliere e del Senatur sul responsabile del Tesoro non ha dunque sbloccato la situazione alzando la temperatura del confronto e, verosimilmente, l'irritazione del presidente del Consiglio e del leader dei lumbard verso il ministro dell'Economia. ''Tutti sono alla ricerca di una soluzione per coniugare rigore e sviluppo, ma ancora non si trova: la verita' e' che siamo in una situazione di stallo''.

A sentire lo sfogo di un dirigente del Pdl, il nuovo vertice che – per la seconda volta in appena tre giorni – ha visto riuniti Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Giulio Tremonti (presente anche Roberto Calderoli), non ha smosso di una virgola la linea rigorista del ministro dell'Economia. Difficile dire con esattezza come sia andata, visto che i quattro protagonisti hanno mantenuto il massimo riserbo. Da notare, in primo luogo la 'solitudine' di Berlusconi che stavolta, a differenza di lunedi' scorso, non si e' fatto accompagnare da Angelino Alfano.

Un'assenza che ha colpito più di qualcuno nel partito, tanto che nell'incontro di oggi a palazzo Grazioli con i vertici del partito la questione e' stata sollevata. E' stata una cosa improvvisa, Bossi mi ha chiamato chiedendo di vedermi, avrebbe argomentato il premier senza tuttavia convincere del tutto i presenti, perplessi per l'assenza di pidiellini ad un vertice così importante.

L'unica intesa raggiunta ieri sera, ma anche questa non è una grande novità visto che l'idea era nata ad Arcore, è stata sul trasferimento di ''uffici di rappresentanza'' dei dicasteri di Bossi e Calderoli al Nord. E' stata anche trovata la soluzione tecnica, sotto forma di decreti ministeriali.

Difficile però che il trasloco, da solo, soddisfi la base leghista, ansiosa di una svolta da parte del leader del Carroccio.

Soprattutto sul fronte dell'economia, sul quale si è ancora in alto mare. Tremonti, infatti, ha ribadito a Berlusconi e Bossi che la priorita' deve essere il pareggio di bilancio promesso all'Europa, ma soprattutto atteso dai mercati. Non rispettare l'impegno, avrebbe argomentato, sarebbe un suicidio. Obbligo che ne' il premier, ne' tantomeno il Senatur, mettono in discussione. Le divergenze, pero', emergono sulla possibilita' di accompagnare la manovra triennale con altre misure tese allo sviluppo ed in particolare di alleggerimento fiscale almeno per alcune categorie.

Su questo, il Tesoro non intende sbilanciarsi, limitandosi a dire che solo dopo avere fissato la 'road map' triennale per arrivare al pareggio nel 2014 si potra' pensare alla legge delega sulla riforma fiscale. Berlusconi e Bossi, invece, vorrebbero avere qualcosa da 'rivendersi' subito o almeno delle garanzie che qualcosa sara' fatto per riconquistare l'elettorato deluso. Ma Tremonti nicchia e non si e' ancora esposto sulla possibilita' di collegare la legge delega alla legge di stabilita', desideroso di non inviare messaggi sbagliati agli investitori. Posizioni ancora divergenti, dunque. Tanto che, secondo qualcuno, lo sfogo del Cavaliere – che si è detto stufo dei continui ''ricatti'' e desideroso di fare le riforme perche' altrimenti è meglio andare al voto – , sarebbe un messaggio rivolto non solo ai parlamentari assenteisti che hanno mandato sotto il governo due volte, ma anche a via XX settembre. E anche il leader leghista, cosi' come lunedi' scorso ad Arcore, non sarebbe tanto soddisfatto del 'muro' eretto dal ministro dell'Economia. Dando credito alla tesi di chi, nel Pdl, teme un Senatur pronto ad annunci clamorosi (tradotto, minacce) durante la kermesse di Pontida.

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luiss_smorgana