MILANO -”Non ho alcuna difficoltà a dire che potrei non candidarmi al Parlamento. Questi mesi a Palazzo Marino mi hanno fatto reinnamorare della gestione amministrativa”. Intervistato dalla Stampa, l’assessore al Bilancio del comune di Milano, Bruno Tabacci, si dice pronto a darsi da fare per per costruire ”un’alternativa di ‘sinistra-centro’ ” in Lombardia. ”Questa storia sta portando la Lombardia a un grado di scadimento senza precedenti. Gli ultimi cinque anni sono stati raccapriccianti: la sanità, le bonifiche ambientali, le fiere. Mancava soltanto un’accusa così infamante come quella del commercio di voti”, osserva Tabacci, secondo cui ”c’è stato un potere eccessivo senza contrappesi, accentuato dal fatto che il presidenzialismo all’italiana ha dimostrato di non avere gli anticorpi adatti”.
Per Tabacci, gia presidente della Regione dal 1987 al 1989, ”l’alternativa si può creare, però non ci si può limitare al centrosinistra così come emerge dalle sigle che sono in campo oggi”. Il modello Pisapia, afferma, è esportabile a livello regionale, ”a patto di costruire una lista civica lombarda, alleata del Pd, che raccolga le forze centriste che in passato hanno ceduto alle lusinghe di Berlusconi, i sindaci delle liste civiche, la società civile”.
Oltre a Tabacci, ad accarezzare l’ambizione di poter sedere a Palazzo Marino c’è anche l’exsindaco di Milano Gabriele Albertini oggi europarlamentare Pdl: ”Uno che ha fatto il sindaco di Milano può tranquillamente ambire a fare il ministro o il presidente della Regione. E’ già capitato. Se alla scadenza, nel 2015 qualcuno titolato per farlo me lo proponesse, lo prenderei in considerazione”.
Albertini, intervistato da Repubblica e Mattino, dice però di non credere al voto anticipato in Regione. ”Non credo molto alla minaccia della Lega. Maroni ha fatto il ministro dell’Interno ed è una persona pratica. Con questi sondaggi alla Lega non conviene il voto anticipato, ma serve a tenere calma la propria base”, afferma Albertini. ”In ogni caso, visto quanto sta pesando la crisi economica anche in Lombardia, sarebbe un errore andare al voto anticipato”.
La fine dell’era Formigoni, osserva l’ex sindaco di Milano, ”è nella natura delle cose. Quando si sta al governo per vent’anni, anche se si è delle persone capaci, c’è un impulso che col tempo può venire meno. Può concludersi un ciclo”. Tuttavia, ”mi sembra si facciano due pesi e due misure: in sette anni Nichi Vendola ha avuto due assessori arrestati e lui stesso è indagato, ha sul tavolo la patata bollente dell’Ilva e in più ha un bilancio ridotto male, ma malgrado tutto corre per la leadership della sinistra”. Per Albertini, ”esiste un problema di selezione. Sono stato favorevole al sistema delle preferenze, ma quando ho avuto davanti i casi Fiorito e Zambetti allora mi sono ricreduto: meglio i collegi uninominali piccoli”.