
ROMA – Tetto agli stipendi non solo dei dirigenti delle aziende partecipate dallo Stato, ma anche delle authority indipendenti e della Banca d’Italia, dove il governatore Ignazio Visco guadagnerà la metà di adesso: da 495mila euro a 255mila euro.
La soglia dei 240mila euro per le retribuzioni dei vertici della Pubblica Amministrazione contenuta nel decreto Irpef riguarderà anche direttorio e dirigenti. Ma, sottolinea Andrea Bassi sul Messaggero,
“nel caso di Bankitalia il sacrificio potrebbe essere ben più consistente di quello imposto alle altre amministrazioni dello Stato. Se per queste ultime, infatti, era già in vigore il limite del primo presidente della Corte di Cassazione, ossia 311 mila euro, per l’istituto di via Nazionale le precedenti «spending review» avevano comportato solo una riduzione del 10% degli emolumenti percepiti. Che dunque sono ancora elevati”.
Se Visco vedrà passare il suo stipendio annuo lordo da 495mila euro a 255mila euro, il direttore generale, Salvatore Rossi, lo vedrà passare da poco di meno, 450 mila euro a 210 mila euro. I tre vice direttori generali si ritroveranno con 240mila euro circa, dai 250mila attuali.
Ma la stretta in Bankitalia non riguarderà solo i vertici, ma anche altri dirigenti come i capi dipartimento, che oggi guadagnano 255.391 euro, e forse anche i capi servizio.
C’è una differenza, però, tra quel che succederà nella Pubblica Amministrazione e nella Banca d’Italia, sottolinea Bassi:
“A differenza di quanto avviene per la pubblica amministrazione per la quale a partire da giovedì prossimo, il primo maggio, l’adeguamento delle retribuzioni a 240 mila euro sarà automatico, per la Banca d’Italia, essendo tutto rimandato all’autonomia finanziaria e organizzativa, ci dovranno essere dei passaggi intermedi. Soprattutto per il taglio degli emolumenti dei dirigenti è probabile che debba anche essere aperto un confronto con i sindacati interni. Più semplice, invece, la riduzione per le retribuzioni dei vertici, dove potrebbe bastare una decisione autonoma.
Gli stipendi, ovviamente, saranno ridotti anche nelle Autorità indipendenti, dove i compensi dei vertici sono allineati a quelli del primo presidente della Corte di Cassazione. All’Autorità garante per la Concorrenza, per esempio, lo stipendio del presidente Giovanni Pitruzzella passerà dagli attuali 311 mila euro a 240 mila euro. Ci potrebbe essere, tuttavia, un effetto livellamento con gli emolumenti dei commissari (al momento ce n’è solo uno, Salvatore Rebecchini), che guadagnano 284 mila euro. Il discorso vale anche per gli altri sceriffi, quello delle Comunicazioni, l’Autorità per l’energia elettrica, quella per i trasporti, la Consob e quella sulla privacy. Anche qui la sforbiciata coinvolgerà anche segretari generali e capi di gabinetto, che spesso hanno compensi oltre i 240 mila euro”.
