Tremonti contro tutti: 'Manovra e legge delega sul fisco subito'

ROMA, 22 GIU – Manovra e legge delega sul fisco sul tavolo del Cdm la prossima settimana; poi tappe forzate in Senato prima e alla Camera dopo, per arrivare ad un via libera entro l'inizio di agosto. E' questo il cammino serratissimo concordato da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, entrambi ansiosi di dare risposte ai mercati e agli elettori, oltre che alla Lega. Intesa nella quale rientra anche una sostanziale apertura, se non un vero e proprio via libera, da parte del Cavaliere al nome di Vittorio Grilli per la successione di Mario Draghi sulla poltrona di Banca D'Italia, anche se non e' detto che questa soluzione trovi sponda al Quirinale o a palazzo Koch, che insistono sulla necessaria autonomia di via Nazionale.
Ed anche la road map messa a punto dal Cavaliere e dal Professore su manovra e fisco rischia di infrangersi contro il muro eretto da diversi ministri che non vogliono essere messi, ancora una volta, di fronte al fatto compiuto. ''Nessuno ha ricevuto le carte e pare proprio che Tremonti non voglia farci vedere nulla, ne' sulla manovra ne' tantomeno sulla legge delega'', attacca un ministro chiedendo di restare anonimo.
''Il problema esiste'', conferma un dirigente del Pdl secondo il quale ''spettera' ancora una volta a Berlusconi fare un'opera di mediazione''. Il tempo, pero', stringe. Il titolare dell'Economia, infatti, vuole portare manovra e legge delega sul tavolo del Cdm la prossima settimana e, secondo qualcuno, addirittura martedi' prossimo. ''Altrimenti non riusciamo a chiudere la partita entro l'estate'', confida un collaboratore del ministro. Il calendario e' infatti non lascia molti margini ed e' stato attentamente valutato sia ieri, nel mini vertice al Senato, sia oggi in un analogo incontro alla Camera al quale hanno partecipato Berlusconi, Tremonti, Calderoli e alcuni dirigenti del Pdl. Tremonti vuole dimostrare all'Europa, ma soprattutto ai mercati (a maggior ragione dopo gli 'avvertimenti' delle agenzie di rating) che la promessa di pareggio di bilancio entro il 2014 sara' mantenuta. Solo cosi' si potra' procedere nel cammino della riforma fiscale sulla quale, al di la' delle parole, si dovra' trovare un punto di caduta fra le esigenze di Berlusconi (ridurre un po' le tasse) e quelle di Tremonti (salvaguardare i conti pubblici). Berlusconi intende tenere fede agli impegni europei. Come ha ribadito al presidente della Repubblica che, nel corso del colloquio avuto dopo la verifica, si e' raccomandato su questo punto, visto che il rispetto degli impegni europei per il Quirinale resta prioritario.
Nel corso del colloquio, si e' affrontato anche il tema della nomina di Mario Draghi alla Bce. Proprio il banchiere centrale ha incontrato nel pomeriggio il premier a palazzo Chigi: la sua nomina all'istituto di Francoforte, ha detto Berlusconi, ''onora'' l'Italia. Al Colle il ragionamento ha toccato anche la questione del successore a Bankitalia.
Napolitano ha rimarcato la necessita' che sia rispettata la piena autonomia della banca centrale. Posizione che sembrerebbe confermare i dubbi del Quirinale su scelte 'esterne' a palazzo Koch. Stessa linea che emerge da via Nazionale dove l'ipotesi che a succedere a Draghi sia il direttore generale del Tesoro non sarebbe vista di buon occhio, preferendo una nomina interna come quella di Fabrizio Saccomanni.
Posizioni che potrebbero complicare la sostanziale intesa di Berlusconi e Tremonti sul nome di Grilli. Il sostegno del premier alla candidatura del direttore generale di via XX settembre, fortemente voluta dal ministro dell'Economia, viene letto nel governo come un tentativo di ''ammorbidire'' il titolare dell'Economia. Forse anche in vista della partita sul fisco e delle possibili polemiche di alcuni colleghi di Tremonti che gia' hanno fatto trapelare la loro irritazione per il fatto di non aver ancora ricevuto le carte della manovra e della riforma. E il rischio di nuove tensioni all'interno dell'esecutivo, gia' esplose in passato proprio per l'atteggiamento del ministro dell'Economia, e' proprio quello che Berlusconi intende scongiurare.

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Alberto Francavilla