ROMA, 15 LUG – Il silenzio e' d'oro. Soprattutto per i ministri del Tesoro. E certo Giulio Tremonti non fa eccezione. Noto ai cronisti per la sua ritrosia alla dichiarazione (''non esisto, sono un ectoplasma'', fu la prima frase che pronuncio' ad un allibito cronista che lo aspettava sotto al Tesoro subito dopo la prima nomina) negli anni non si e' mai smentito. E tranne lunghe interviste ai quotidiani o dichiarazioni di circostanza e' difficilissimo parlarci.
Durante il dibattito alla Camera sulla fiducia, il ministro discute con molti: maggioranza e opposizione, colleghi di Governo. I giornalisti lo braccano. Ma lui continua a sorridere e a ripetere: ''Vi ho detto che non voglio parlare e non parlo''. Poi l'assedio: Tremonti va alla buvette per una pausa, il presidente della Camera Gianfranco Fini si offre di pagargli la consumazione ('Vista la situazione del governo…', scherza).
I giornalisti lo circondano e iniziano a chiacchierare del piu' e del meno. Ma il ministro e' impermeabile: ''Preoccupato per i mercati?''. Ma lui risponde parlando di letture: l'autore scelto e' Georges Simenon. Tremonti suggerisce la lettura di 'Tre camere a Manhattan' e 'Il Presidente'. ''Bellissimo'', dice parlando dell'ultimo libro.
I cronisti si scatenano. Qualcuno forse ha letto 'Il Presidente' ma altri, meno appassionati a questo genere letterario, si affidano ai motori di ricerca sul web: 'Il Presidente' e' la storia di un uomo molto potente, ad un passo da diventare presidente. Ma vecchio e malato viene controllato perche' qualcuno lo ritiene pericoloso. Qualcuno, evidentemente, lo considera ancora pericoloso. Forse uno che era stato il suo segretario particolare, e che sta per diventare primo ministro. Ma il presidente lo tiene in pugno perche' conservava una lettera compromettente dell'ex segretario.
Finiti i consigli letterari Tremonti balza in avanti, fende la folla di giornalisti e torna libero in Transatlantico. ''Spero abbia pagato'', dice guardando verso la buvette per vedere se Fini ha tenuto fede all'impegno.