ROMA, 6 LUG – La riforma dell'assistenza contenuta nella delega fiscale fruttera' in tutto 17 miliardi (2 nel 2013 e 15 nel 2014): a fornire il conto e' il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che difende la manovra nel corso di un'affollata conferenza stampa a via XX Settembre. Partecipano anche i sottosegretari alla Presidenza Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, quello dello Sviluppo, Paolo Romani, il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, quello per la pubblica amministrazione Renato Brunetta che intervengono sulle parti di loro pertinenza. Lo dice lo stesso Letta: la manovra e' collegiale.
Letta annuncia che e' arrivato l'ok del Quirinale. Dal Colle nel pomeriggio confermano, con un invito al confronto, a non appesantire il testo con misure non coerenti e spiegando che il decreto non bastera' a raggiungere i risultati, ma serviranno anche strumenti ''ordinari''. La delega fiscale, appunto. Si scalda non poco anche il fronte di Regioni, Province e Comuni che iniziano a disertare i tavoli con il governo per protesta. Lunedi' intanto dovrebbero essere state convocate le parti sociali mentre i sindacati continuano a puntare il dito contro la misura che blocca la rivalutazione delle pensioni.
Sulla delega fiscale e assistenziale (che il governo punta ad avere nel 2012) Tremonti comunque avverte che se non si fara' scattera' comunque una sorta di clausola di salvaguardia sui conti: il taglio del 15% delle 470 agevolazioni oggi previste e che valgono circa 150 miliardi. Il ministro piu' in generale spiega la filosofia delle singole misure che puntano anche allo sviluppo anche se l'effetto positivo sul Pil non e' ''per prudenza'' cifrato. Anche perche' – spiega – ''la crescita non dipende da un atto, non ha un momento istantaneo, ma deriva dall'azione collettiva. A differenza del bilancio, che dipende da un Governo e da una legge''.
Il ministro illustra le misure e apre anche a modifiche sulla rivalutazione delle pensioni (lo stesso ministro Sacconi lo ripete da un paio di giorni) e sul bollo titoli. Ma avverte: i saldi non si toccano. E sempre parlando di possibili modifiche rispedisce al mittente (Pier Luigi Bersani, che lo accusa di fare una manovra da ''dottor Stranamore'') la proposta di trasformare il decreto in una disegno di legge per dilatarne i tempi dell'esame ma apre a possibili idee che pero' devono essere ''Eurostat-compatibili'', cioe' portare allo stesso risultato: il pareggio nel 2014. Lo dimostra il fatto che lo stesso Tremonti dice di aver preso in considerazione nei giorni scorsi l'introduzione della 'Robin tax'; peccato – spiega – che contemporaneamente la Bce si era espressa al contrario. Quindi assicura il ministro ''la manovra sara' legge ai primi di agosto'' e non ci saranno ''atti alla Masaniello'' come invece e' stato chiesto sui tagli ai costi della politica che entreranno in vigore gradualmente. E i risparmi attesi andranno a finanziare l'8 per mille. Insomma Tremonti e' certo e difende la sua 'creatura': ''la manovra ci porta linearmente sul sentiero di arrivo al pareggio di bilancio'' e il pareggio e' ''fondamentale perche' se sei al pareggio il debito scende strutturalmente''. Ed e' noto che dal 2015 quello sara' il nuovo obiettivo da centrare.
Infine due rassicurazioni e una conferma: secondo le proiezioni di Brunetta ''i salari pubblici non perderanno potere d'acquisto'' mentre secondo Romani quella dell'Ice e' ''una buona riforma'' e nessuno rimarra' per strada. E le multe sulle quote latte – conferma Calderoli – non saranno piu' riscosse da Equitalia. Il nodo e' uno di quelli affrontati con il Quirinale. Non si ferma la riscossione ma passa in altre mani: in altre parole non saranno piu' coattive, con gli strumenti ora possibili agli esattori del fisco.