Giugno dell’anno scorso, nel centro di Milano c’è un palazzo di quattro piani in vendita in via Clerici. C’è di mezzo l’immobiliarista Luigi Zunino alla ricerca di un compratore, scrive il quotidiano Il Fatto, e l’acquirente fortunato sarebbe l’Immobiliare Crocefisso, il cui azionista di maggioranza si chiamerebbe Giulio Tremonti, e si sarebbe aggiudicato l’immobile per 7,4 milioni di euro. Da un lato la Nuova Parva, società di Zunino, dall’altro quella del ministro dell’Economia: il rogito sarebbe stato firmato l’11 giugno 2009.
Secondo quanto ricostruisce il giornale “cinque anni fa, nel 2005, la casa era stata promessa in vendita a Danilo Coppola, un altro immobiliarista a quei tempi in grande ascesa. Ma il prezzo, allora, era stato fissato a 10 milioni di euro. Niente da fare. L’operazione non andò in porto. Coppola di lì a poco è finito in prigione”.
Quello che è stato ribattezzato “l’affarone del ministro” sarebbe potuto saltare. Zunino sarebbe stato sull’orlo del fallimento e ha ceduto la casa a Tremonti, ma un mese dopo la vendita della casa di via Clerici (siamo a luglio 2009) “la procura di Milano è partita all’attacco di Zunino chiedendo il fallimento della Risanamento, la sua holding quotata in Borsa. E il crack di quest’ultima avrebbe travolto tutta la galassia societaria del palazzinaro exrampante”, scrive Vittorio Malagutti.
Ma forse per evitare il peggio sul caso Risanamento, che avrebbe potuto mettere a rischio il presunto acquisto di Tremonti, le cose sono andate diversamente. Da luglio a novembre, dopo che Zunino e le banche si erano dichiarati contro il crack della società, alla fine la sentenza del tribunale è: “Risanamento non deve fallire”.