
Corrono voci su Nicoletta, la vedova di Luciano Pavarotti, assessore.
A lanciare il sasso nello stagno è stato «Il Secolo XIX», che ha riportato «sussurri» su una liaison tra il sindaco tombeur de femmes e il suo assessore alla Cultura, la vedova Pavarotti Nicoletta Mantovani. Il quotidiano ricordava come fosse stato proprio il primo cittadino a insistere per candidarla, nonostante le resistenze del partito. Abbastanza per dar luogo a malelingue su un suo invaghimento.
Il gossip non è però piaciuto alla signora Mantovani, che ha parlato di «follia generalizzata»: «Non scherziamo – ha attaccato – Ho già dato mandato ai miei legali di presentare querela contro “Il Secolo XIX”. Se questa è la stampa italiana c’è da essere molto preoccupati».
«Ma certo, tutto chiaro, no? Mi chiedono di fare l’assessore, e quindi, automaticamente, io sono l’amante del sindaco. Sono una donna, del resto. E l’unico modo nel quale una donna può far carriera è andando a letto con il suo capo, non è così? Ragionamento che non fa una piega. Che vergogna, che schifo».
«Qualcuno ha anche avuto il coraggio di scriverlo. Fossi stata un uomo, sicuro che non lo avrebbe fatto. Mi sento offesa come persona, ma soprattutto come donna». Doveva accadere, prima o poi. Quando viene giù tutto si salva chi ha le spalle coperte. Nicoletta Mantovani invece rappresenta solo se stessa, e la sua storia. Aveva deciso di inventarne un’altra, in fondo si trattava di una cosa che lei ha dimostrato di saper fare bene, organizzare eventi. Sette mesi attraversati con un candore che conserva ancora oggi. Anche la rabbia che prova viene fuori spontanea, non contaminata da furbizie o ghirigori politici.
«Curioso che insinuazioni e falsità vengano fuori soltanto adesso. Un altro segno di vigliaccheria, il segno dell’aria che stiamo respirando. Gli assessori “esterni” non sono mica una invenzione di Delbono, mi hanno detto che è cominciata con Zangheri. Almeno questa colpa, lui non ce l’ha. Peccato che sia andata così. Stavamo lavorando bene, tutti. Una bella squadra. La mia piccola famiglia. Eravamo sul pezzo, come dicono a Bologna. Poteva funzionare».
Intanto l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono rinvia le dimissioni e le elezioni si allontanano.
