VENEZIA, 1 SET – Superare le scuole materne statali e comunali, affidandole a chi gia' gestisce con minori spese le cosiddette 'paritarie', cioe' parrocchie ed enti religiosi, oppure a cooperative o famiglie riunite in istituzioni di pubblica assistenza (Ipab).
Il progetto pilota, che fa molto discutere in Veneto, raccogliendo soprattutto critiche, e' dell'assessore regionale al sociale, Remo Sernagiotto (Pdl), che e' intenzionato a parlarne, il prossimo 16 settembre alla kermesse del Pdl a Cortina, anche al ministro Maria Stella Gelmini.
Con il piano di riforma dell'infanzia, secondo Sernagiotto, si potrebbero risparmiare in Veneto 300 milioni di euro l'anno, da ridistribuire poi a famiglie e sistema formativo. Questo perche', ricorda l'assessore, verrebbe preso a parametro il 'costo standard' di 2800 euro annui a bambino realizzato dalle paritarie, contro i 5.120 euro a bambino delle comunali.
Sernagiotto assicura di non voler ''chiudere le scuole d'infanzia statali, anche perche' – precisa – non ne avrei il potere''.
L'assessore si dice peraltro convinto che la ''discriminazione insopportabile'' sia quella che devono subire le famiglie che scelgono di mandare i figli nelle materne gestite dai religiosi (il 70% nel Veneto), perche' ''i bambini veneti che vanno alle scuole d'infanzia statali ci vanno gratis, mentre quelli che vanno nelle paritarie devono pagare la retta. Abbiamo cosi' famiglie di serie A e di serie B''.
Sul progetto hanno pero' espresso perplessita' esponenti stessi del Pdl, rappresentanti della Chiesa e amministratori locali e nazionali del Pd secondo i quali una simile proposta e' irrealizzabile, anche perche' ''lede il principio della pluralita' e dell'autonomia della formazione scolastica''.