Secessionisti, armati e pure in divisa: in tredici sono indagati per “costituzione di associazione paramilitare”. Insomma, una banda armata dal lungo nome “Autogoverno del popolo veneto movimenti di liberazione nazionale” e dal breve programma: staccare il Veneto dal resto d’Italia. I tredici indagati dalla Questura di Treviso disponevano di divise, caricatori, proiettili, nove pistole e due fucili. Amavano indossare tute mimetiche con le insegne di una inventata “polizia veneta”. E tra di loro c’è niente meno il comandante della polizia vera di Cornuda e anche un ex poliziotto espulso dai ranghi nel 2000. Quest’ultimo organizzava il reclutamento all’interno di un supermercato.
Come altre volte è accaduto, l’associazione separatista si muoveva nella “zona grigia” tra folklore e sovversione. Modalità dell’impegno militante molto artigianali, ma esplicita propensione ad azioni criminali, anche con l’uso della violenza. La base “ideologica” è il rifiuto della legittimità del referendum con cui nel 1866 il Veneto aderì allo Stato unitario italiano.
