ROMA – "Se il quesito è: lasciare le cose come stanno o modificare l'art. 18, io sono per una modifica che elimini l'istituto della reintegrazione sul posto di lavoro sostituendola con forme di risarcimento economico. Quello che ci pone fuori dalla competizione internazionale è una regola di diritto che, nell'applicazione concreta, si è tradotta nel principio della indissolubilità del rapporto di lavoro". Così il deputato Santo Versace.
"Abbiamo introdotto il divorzio negli anni '70, abbiamo abolito di fatto l'ergastolo negli anni '80, potremmo pensare di riformare lo Statuto dei lavoratori sostituendo il risarcimento economico alla reintegrazione. Bisogna tener conto del fatto che, una volta usuratosi il rapporto tra imprenditore e lavoratore per effetto del licenziamento, reintegrarlo a forza nello stesso ambiente, determina tensioni e incomprensioni che non solo peggiorano la qualità della vita del lavoratore e dell'imprenditore ma anche quella di chi si trova incolpevolmente nello stesso ambito. L'art. 18 ha favorito spesso i lavoratori meno motivati e più infingardi. La riforma dell'art. 18 non dovrebbe spaventare la gran massa dei lavoratori, che non hanno nulla da temere perché lavorano con passione e sono legati alle sorti dell'impresa di cui sono dipendenti. Lo Statuto dei lavoratori che aveva un senso all'inizio degli anni '70 oggi, con la globalizzazione dei mercati e soprattutto della forza-lavoro, non può più essere conservato nel testo originario".
