WASHINGTON, 26 OTT – ''E' necessario ricostruire in Italia il senso delle istituzioni: delegittimare i giudici che hanno il compito di applicare le leggi, finisce per delegittimare anche chi quelle leggi le scrive e le approva, gli altri poteri dello stato''. E' un passaggio della lunga conferenza dal titolo ''Etica e Giustizia'', che il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha tenuto alla scuola di legge della Georgetown University.
Introdotto dal consigliere giuridico dell'ambasciata italiana a Washington, Giannicola Sinisi, davanti a una folta e qualificatissima platea di giuristi, alti magistrati e studenti americani, Vietti ha esaminato la strettissima relazione che lega il concetto di ius, inteso come diritto, alla lex, la legge formale, mettendo in evidenza il ruolo del giudice nell'interpretazione della norma.
''Nella societa' moderna e complessa – ha sottolineato Vietti – il potere giudiziario non si puo' limitare a una meccanica applicazione del codice. Non siamo piu' al giudice di Montesquieu, alla ''bocca della legge'', compatibile con la societa' del passato, tradizionale, statica e compatta. Per amministrare giustizia oggi serve invece un costante riferimento ai valori condivisi.
Il giudice autonomo e imparziale e' chiamato a un'interpretazione della norma sulla base di valutazioni politiche che non dipendono dal consenso ma da una tavola di valori comuni. Ovviamente ci sono limiti alla sua discrezionalita': il primo e' che la decisione del giudice sia avvertita come accettabile dai principi oggettivi espressi dalla comunita'.
Il secondo e' costituito dalla sua professionalita', dalla sua piena padronanza dell'apparato tecnico, dal suo totale rispetto delle procedure nel fornire le motivazioni del suo giudizio''.
Facendo poi un rapido cenno alle polemiche di casa nostra, Vietti ha ribadito la necessita' di ''ricostruire in Italia un etica pubblica che oggi lascia molto a desiderare''.
''Qui negli Usa, dove c'e' maggiore etica, ci si aspetta molto meno dal sistema giudiziario. Da noi, invece, dove abbiamo un tasso di contenzioso record, secondo solo alla Russia, sul sistema giudiziario si riversano enormi aspettative. Quello che non faccio io e non fa il mio vicino lo deve fare il giudice.
Cosi' sulla magistratura si scaricano inevitabilmente grandi responsabilita', e sorgono forti conflitti''. Vietti ha ribadito che non lo scandalizzano le ipotesi secondo cui dal Parlamento possano arrivare delle indicazioni sulla priorita' dei reati da reprimere.
Detto questo, pero', facendo un paragone con il sistema americano, Vietti ha concluso con forza che ogni processo di riforma deve far salva l'obbligatorieta' dell'azione penale, escludendo l'elezione diretta dei giudici. ''Cambiare questi due principi – ha concluso – sono dei lussi che non ci possiamo permettere''.