Coree: il Nord chiude la porta a ogni trattativa con Seul

TOKYO – La Corea del Nord rinuncia ad avere ogni negoziato con il Sud e torna a far salire la temperatura nei rapporti intercoreani: Pyongyang ''non sollecitera' mai piu' trattative'' e, tagliando qualsiasi ''comunicazione di tipo militare'', dara' il via a una vera rappresaglia ''contro la guerra psicologica'' anti-Pyongyang voluta da Seul. La dichiarazione di un portavoce della potente Commissione nazionale di Difesa, presieduta dal 'caro leader' Kim Jong-il, annuncia poi la volonta' di chiudere l'ufficio di collegamento nella zona del Monte Kumgang. ''L'esercito e il popolo della Corea del Nord – si legge nella nota diffusa dalla Kcna, l'agenzia ufficiale del regime – non potranno mai negoziare con il traditore Lee Myung-bak (il presidente del Sud, ndr) e il suo clan''. Il Nord ''prendera' un'azione fisica, senza alcun preavviso e in qualsiasi momento, contro ogni bersaglio per fare fronte alla guerra psicologica anti-Repubblica popolare democratica di Corea''. Ad aprile, Pyongyang ha minacciato azioni ''spietate e imprevedibili'' contro il Sud, impegnato in pesanti operazioni di propaganda. Attivisti sudcoreani e disertori del Nord hanno infatti continuato a inviare centinaia di migliaia di volantini che chiedono ''una rivolta popolare per rovesciare il regime di Kim'', cioe' una vera e propria 'guerra psicologica'. L'annuncio e' stato diffuso a sorpresa a pochi giorni dall'auspicio di Kim Jong-il di riprendere i colloqui con il Sud, espresso al termine della sua visita in Cina: il dittatore, dopo aver incontrato a Pechino il presidente Hu Jintao, aveva invitato ad allentare le tensioni nella penisola, secondo il resoconto dell'agenzia Nuova Cina (Xinhua). L'episodio di oggi e' comunque l'ultimo tassello di una tensione intercoreana sempre alta, dopo l'affondamento avvenuto nel 2010 della corvetta sudcoreana Cheonan (costata la vita a 46 marinai e attribuito da Seul a un siluro del Nord) e il bombardamento dell'isola meridionale di Yeonpyeong, in cui sono morti 4 sudcoreani, di cui due civili e due militari. La Corea del Sud ha piu' volte premuto – senza successo – sul Nord perche' offrisse le sue scuse per i due attacchi mortali, come presupposto indispensabile per il miglioramento delle relazioni intercoreane e la ripresa dei colloqui internazionali per il disarmo nucleare di Pyongyang. ''Manterremo la nostra politica verso il Nord invitandolo a compiere sforzi per ottenere il ritorno al dialogo'', commenta un funzionario del governo di Seul in condizione di anonimato, citando dall'agenzia Yonhap. Senza dimenticare di rimarcare che il Nord ha sempre adottato la politica dello 'stop-and-go', di accelerate repentine e brusche frenate, ''finalizzate ad aumentare, anche con minacce e provocazioni, il suo potere negoziale pur di raggiungere i suoi obiettivi politici''.

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Maria Elena Perrero