IL CAIRO, EGITTO – I militari egiziani, criticati pubblicamente perchè torturano i dimostranti e sottopongono le donne imprigionate a ”test di verginità”, stanno premendo sui media nazionali perchè non pubblichino dure critiche nei loro confronti e proteggano la loro immagine.
Le pressioni dei militari preoccupano i difensori dei diritti umani perchè esse potrebbero rendere ai politici più difficile controllare i comportamenti dei militari, far fallire i tentativi di sottoporli a controllo civile e investigare accuse di corruzione. ‘
‘Nessuno crede che la corruzione fosse limitata al governo civile” ha dichiarato al New York Times un noto politico progressista che ha voluto mantenere l’anonimità per timore di rappresaglie da parte dei militari.
Nelle scorse settimane le autorità militari hanno inviato lettere alle organizzazioni giornalistiche avvertendole di esaminare attentamente articoli sui militari prima prima di pubblicarli. Stesso avvertimento è stato inviato ai media televisivi. Un tribunale militare ha condannato un blogger a tre anni di prigione con l’accusa di persistenti attacchi ai militari, ed ha accusato un candidato presidenziale progressista di aver diffamato un generale e insultato i militari. Molti giornalisti e bloggers sono stati convocati al quartier generale delle autorità militari per essere interrogati sui loro articoli e sulle loro fonti.
In una recente intervista, un ufficiale militare che ha anche lui voluto mantenere l’anonimato, ha affermato che i militari accettano il diritto del pubblico di criticarli mentre governano temporaneamente il Paese. Ma ha precisato che i militari devono distinguere tra ”libertà di espressione” e ”rispetto per l’istituzione”, tracciando una distinzione tra le critiche e gli insulti ad un individuo in divisa. ”Se un giornalista presenta prove secondo cui un ufficiale è corrotto – ha proseguito – l’ufficiale sarebbe perseguito a norma di legge. Ma se non presenta prove valide, allora il giornalista sarebbe perseguito a norma di legge”. In altre parole, ha detto, ”potete criticare i militari, ma state attenti a quello che dite”.
I giornalisti egiziani, sempre nell’anonimità per evitare rappresaglie, rilevano che distinguere tra critiche e insulti è difficile, specialmente quando si corre il rischio di finire in mano alla giustizia militare. Il Nyt scrive che molti giornalisti egiziani hanno declinato di esprime giudizi sull’argomento o non hanno risposto alle telefonate.
”E’ un argomento molto delicato”, dice Osama Heikal, direttore del giornale progressista Al Wafd, che aggiunge: ”Un mio collega è attualmente sotto inchiesta per un suo articolo, e così non mi sento a mio agio nel discuterne, considerate le circostanze”. Ma poi ha detto: ”Una parte della libertà conquistata nella rivoluzione è la libertà di parola, ed essendo alla guida del Paese i militari si trovano nell’arena politica, e noi dovremmo essere in grado di sorvegliarli e giudicarli”.