Egitto, prese d’assalto le sedi della polizia in tutto il paese

IL CAIRO – Centinaia di manifestanti (ma sull’attribuzione vi sono molte incertezze) nelle ultime 24 ore avrebbero preso d’assalto al Cairo e in altre località dell’Egitto varie sedi del corpo della Sicurezza dello Stato (Amn El Dawla, in arabo), polizia investigativa e polizia segreta generalmente malvista dalla popolazione: il bilancio più pesante è stato registrato ieri sera ad Alessandria, con 21 ufficiali sono stati feriti, e alcuni sono in condizioni gravi.

L’assalto più recente è avvenuto nel pomeriggio di oggi nel quartiere residenziale cairota di Medinet Nasr, dove i manifestanti – tra i quali si dice si fossero infiltrati alcuni criminali – sono riusciti ad entrare nel palazzo, ad impossessarsi di documenti che si temeva stessero per essere bruciati ed a consegnarli poi all’esercito.

All’origine degli assalti – oltre ai sempre difficili rapporti tra la popolazione ed il corpo speciale della polizia, accusato di abuso di potere, a volte di scomparsa di persone poi ritrovate morte, e spesso di un controllo ferreo su varie attività, legato ad interessi di parte – anche il sospetto che fosse in atto un tentativo da parte degli ufficiali di distruggere documenti ritenuti compromettenti riguardanti attività illegali.

In più di un caso gli assalti – come quello di oggi alla sede della Sicurezza di Stato della città satellite del 6 Ottobre – sono stati contemporanei a piccoli incendi appiccati dagli stessi poliziotti. Le fiamme sono state spesso domate o da vigili del fuoco o dagli stessi manifestanti, desiderosi di recuperare fascicoli e dossier.

Mentre il primo ministro incaricato, Essam Sharaf, sta tenendo consultazioni per la formazione del nuovo governo – dovrebbe essere annunciato e giurare giovedì prossimo, è stato detto oggi – e l’ex ministro degli interni è stato portato oggi in tribunale per la prima udienza di un processo che lo vede imputato di riciclaggio di danaro e di malversazioni, il paese si rivolta contro il corpo di polizia che accusa delle peggiori nefandezze compiute durante il regime dell’ex presidente Hosni Mubarak: dalla corruzione diffusa, al controllo di società sulla base di prepotenze e di abusi, all’imposizione di nomi per la direzione di media e istituzioni diversi, alle torture, alle morti procurate e mai segnalate di persone arrestate abusando della legge d’emergenza, che consentiva di non notificare gli arresti ai parenti e di trattenere all’infinito i detenuti.

La gravità delle difficoltà del rapporto tra cittadini e questo corpo di polizia è testimoniata con evidenza dal fatto che il ministro dell’interno dimissionario, Mahmud Wagdy, ha avviato in queste ore uno studio urgente per riorganizzarlo. Era circolata voce che ne avesse sospeso le attività ma è stata smentita, ed è stato confermato invece lo studio che dovrebbe portare ad un ”cambiamento profondo dei suoi obiettivi, politiche e missioni – scrive l’agenzia di stato MENA – in modo da contribuire a proteggere la sicurezza del paese e del popolo ed assicurare trattamenti uguali per tutti i cittadini”.

Nonostante la drammaticità della vicenda gli egiziani sembrano non perdere la loro vena umoristica, magari un po’ macabra, anche a proposito del contestato servizio statale: ”Data l’assenza della Sicurezza di Stato il popolo ha deciso di formare comitati popolari che organizzino le proprie torture”, ”Appello alla Sicurezza di Stato: tutte le persone colpite da poriettili devono restituirli subito”, recitano alcune battute circolate oggi su Facebook.

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Published by
Maria Elena Perrero