Elezioni in India, comunisti sconfitti nella roccaforte del West Bengala

NEW DELHI – Dopo 34 anni al potere i comunisti indiani incassano la sconfitta proprio nella roccaforte rossa del West Bengala e di Kerala. Scandali interni, cattiva gestione della politica e soprattutto l’avvento dell’industrializzazione che ha proiettato l’India nel mondo come potenza economica hanno sgretolato l’immagine dei marxisti nel Paese.

Le elezioni locali hanno visto, invece, trionfare i partiti regionali alleati con il Congresso disperatamente a caccia di consensi dopo i recenti scandali per corruzione che hanno fatto traballare il governo di New Delhi.

Dopo una maratona elettorale di un mese, che ha coinvolto 4 stati e 140 milioni di elettori, è stato mandato a casa sconfitto l’enfant prodige della sinistra indiana, il ”buddha rosso” Buddhadeb Bhattacharjee che sognava di coniugare il marximo con l’economia di mercato e trasformare Calcutta in una nuova Shangai.

Bocciato anche un potente partito regionale del Tamil Nadu considerato coinvolto nella tangentopoli relativa all’assegnazione delle frequenze telefoniche nel 2008. Per la prima volta dopo 34 anni, il partito comunista, che si fregia ancora dell’appellativo di ”marxista”, ha perso il potere nello stato nord orientale del West Bengala, considerato uno dei governi democratici comunisti piu’ longevi al mondo.

Il declino era iniziato alcuni anni fa quando Mamata Banerjee, una piccola donna di 56 anni, in ciabatte e sari di cotone, aveva guidato la rivolta dei contadini contro la fabbrica della Tata Nato nelle campagne di Singur sfociata in un bagno di sangue per l’intervento di milizie ”squadriste” appoggiate dal governo locale.

La Banerjee, nota come Didi (grande sorella), attuale ministro delle Ferrovie del governo centrale dove il suo partito, il Trinamul Congress, è nella coalizione, ha conquistato 177 seggi su un totale di 294, lasciando la sinistra a un minino di 63 nel parlamento bengalese. Il riformatore Bhattacharjee, grande ammiratore dell’Italia, trionfante nel voto del 2006, è stato sconfitto nel suo stesso collegio elettorale e nel pomeriggio ha annunciato le dimissioni da ”chief minister”. ”E una vittoria della gente contro l’oppressione. E’ la fine del regime autocratico e di tutte le atrocità” ha proclamato la Banerjee.

Diversi sono invece i motivi della debacle nel bastione ”rosso”, il Kerala, uno degli stati più progrediti. Lo storico leader comunista V.S. Achuthanandan, 87 anni, ha perso anche se di pochissimo a vantaggio di una coalizione composta da un partito regionale e dal Congresso. L’anziano politico era stato al centro di una polemica per aver definito Rahul Gandhi, il figlio di Sonia, un ”bambinetto viziato”.

La notizia domina le prime pagine dei quotidiani dedicate ai risultati elettorali di ieri in quattro stati. ”Il corrucciato Buddha deve solo biasimare se stesso” titola il Mail Today, riferendosi al veterano della sinistra bengalese, Buddhadeb Bhattacharjee ”che si e’ alienato le masse portando la sinistra alla rovina”.

Il Times of India accusa il ”Deng Xiaopingv della politica bengalese” di aver abbandonato la propria base e ”aver stretto intese con la grande industria dei Tata e del gruppo indonesiano Salim” per avviare l’industrializzazione dello stato. Ma in questo modo ”ha rotto il delicato l’equilibrio sociale” creando un malcontento popolare con la confisca delle terre degli agricoltori e le violenti proteste di Singur e Nandigram.

La trionfatrice del voto è Mamata Banerjee, battezzata ”Demolition Didi”, dal suo nomignolo ”Didi” che significa ”sorella maggiore”. La stampa dedica ampio spazio alla parabola della ”pasionaria dei contadini” che da due anni e’ ministro delle Ferrovie e che ha ”demolito” il bastione rosso di Calcutta. I giornali osannano anche un’altra prima donna tornata al potere nello stato meridionale del Tamil Nadu, J.Jayalalitha, detta ”’Amma” (madre) che ha spazzato via un partito regionale macchiato di corruzione e nepotismo.

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luiss_smorgana