Lo spettro della caduta di Bengasi spinge Obama a chiedere di bombardare Gheddafi

Il Consiglio di Sicurezza dell' Onu

WASHINGTON, STATI UNITI – La prospettiva di un sanguinoso assedio di Bengasi, la roccaforte dei ribelli, e la sua caduta nelle mani del colonnello Muammar Gheddafi, ha determinato un netto cambiamento di tono nell’amministrazione del presidente Barack Obama, che dopo vari tentennamenti sulla no-fly zone sta ora premendo sulle Nazioni Unite perchè autorizzino molto di più: bombardamenti aerei sui carri armati e le postazioni di artiglieria del raìs per fermare la sua avanzata, a quanto scrive il New York Times.

L’amministrazione continua ad essere profondamente riluttante di essere coinvolta in un conflitto armato in un altro Paese islamico, ma nondimeno appogia una risoluzione al Consiglio di Sicurezza libanese che darebbe a vari Paesi un’ampia varietà di opzioni per aiutare i ribelli libici, incluse iniziative militari che andrebbero ben al di là della no-fly zone.

Funzionari della Casa Bianca hanno discusso la possibilità della no-fly zone per settimane, concludendo che tale opzione sarebbe ”troppo poco e troppo tardi” per i ribelli che sono sati respinti fino a Bengasi. Sono così emerse altre opzioni più aggressive, come quella che gli analisti militari chiamano la no-drive zone, per impedire alle forze di Gheddafi di spostare carri armati ed artiglieria a Bengasi. Beninteso, gli Stati Uniti vogliono che tutte le opzioni allo studio devono essere realizzate da una coalizione internazionale di cui dovrebbero far parte anche i vicini arabi della Libia.

”Il punto di svolta è avvenuto sabato”, ha dichiarato il segretario di stato Hillary Clinton, ”quando la Lega Araba si è pronunciata a favore dell’imposizione di una no-fly zone contro uno dei suoi membri”. Ma nonostante il cambiamento di tono dell’amministrazione, non è chiaro fino a quanto essa intende essere coinvolta in Libia, che non rappresenta un vitale interesse per gli Stati Uniti come altri Paesi della regione, in special modo l’Egitto e l’Arabia Saudita.

Però alti funzionari della Casa Bianca rilevano che la situazione sul terreno in Libia sta forzando la mano dell’amministrazione. ”I successi militari di Gheddafi hanno attratto l’attenzione di tutti”, dicono al Pentagono. Inoltre Obama è sotto pressione da parte di leader stranieri e di membri democratici del Congresso di Washington perchè agisca con maggior decisione.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha inviato una lettera agli Stati Uniti ed altri membri del Conisglio di Sicurezza, sollecitandoli ad approvare la risoluzione libanese per un no-flight zone, avvertendo che il mondo ha solo pochi giorni, o poche ore per scongiurare una vittoria di Gheddafi.

Funzionari dell’amministrazione sostengono che la sola no-flight zone non sarebbe sufficiente a fermare Ghedafi, anche perchè non potrebbe essere operativa prima di Aprile. Altre misure proposte dagli Stati Uniti includono l’invio di soldati stranieri in Libia per assistere ed addestrare i ribelli, oppure finanziarli con i 32 miliardi di dollari accumulati dal regime che sono stati congelati dal ministero del tesoro. Con quella somma i ribelli potrebbero comprare armamenti.

Opzioni militari più aggressive sarebbero però difficili da approvare con il beneplacito della Russia e della Cina, che hanno diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza e che in passato si sono opposte a misure analoghe.

Ma in ogni caso, secondo vari analisti nessuna di queste opzioni potrebbe comunque essere realizzata in tempo per prevenire un attacco di Gheddafi contro Bengasi. ”Ora sono tutti concentrati per prevenire le forze del rais dal catturare la città ed abbandonarsi ad un bagno di sangue”, dice Tom Malinowski, direttore di Human Right Watch a Washington. ”Ma se vince Gheddafi – avverte – potrebbe essere sconfitto l’intero movimento riformista in tutto il Medio Oriente”.

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lgermini