Libia, potere al figlio di Gheddafi? Gli insorti non ci stanno: “Via tutta la famiglia”

TRIPOLI – Gli insorti libici hanno respinto l’idea di una transizione condotta dal figlio del colonnello Muallar Gheddafi, Seif. Lo ha detto lo stesso Consiglio nazionale di transizione (Cnt).

Il portavoce del Cnt, Shamseddin Abdulmelah, smentendo l’ipotesi avanzata dal New York Times, ha detto che questa ”viene completamente respinta dal Consiglio”: ”Gheddafi e i suoi figli devono andarsene prima di qualunque negoziato diplomatico”, ha rincarato il portavoce.

Il 3 aprile il quotidiano americano aveva scritto che almeno due figli del leader libico avrebbero proposto una transizione verso una democrazia costituzionale che comporterebbe il ritiro del loro padre dal potere e che tale periodo dovrebbe essere guidato in particolare dal figlio Seif.

Non è chiaro, aveva scritto il giornale americano, se questa proposta abbia avuto il via libera del colonnello, anche se una persona vicina ai due fratelli Gheddafi ha dichiarato che il Raìs ha dato il suo consenso. In ogni caso, i ribelli hanno ribadito il loro rifiuto di un compromesso che veda ancora i Gheddafi al potere.

Già la scorsa settimana, il quotidiano panarabo Al Sharq Al Awsat aveva riferito della disponibilità di Gheddafi a lasciare la guida del paese al figlio Saif. A tale scopo, riferiva il giornale, Saif avrebbe già avuto una serie di incontri con funzionari britannici, francesi, americani e italiani per discutere l’ipotesi di sostituire il padre per un periodo di transizione di due e tre anni, garantendo in cambio il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati con i ribelli.

Anche il britannico Guardian aveva scritto che era in corso una trattativa portata avanti dai due rampolli Gheddafi, un’ipotesi che sarebbe appoggiata dallo stesso Rais. Muammar Gheddafi avrebbe offerto, scrive il Guardian, la garanzia di riforme politiche nel Paese in un periodo di transizione guidato da uno dei figli. Secondo le “fonti arabe” del giornale, il leader libico avrebbe illustrato la proposta all’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan.

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Alberto Francavilla