Libia, Obama vuole l’attacco. Ma senza truppe americane

NEW YORK –  Muammar Gheddafi ”ha perso ogni legittimità”, è responsabile di ”brutale violenza nei confronti del suo stesso popolo”: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non ha usato mezzi termini per definire gli ultimi sviluppi della vicenda libica. E per annunciare così il suo totale appoggio alle misure previste dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu che autorizza una no-fly zone ed eventuali interventi militari.

Secondo Obama, a Gheddafi “è stato dato un ampio avvertimento”, andato però ”inascoltato. Abbiamo ragioni per credere che commetterà altre atrocità”. E quindi, l’intervento dell’Occidente è più che giustificato.

Il presidente americano ha parlato dopo il voto dell’Onu sulla no fly zone e il cessate il fuoco. Ha garantito il pieno appoggio alla risoluzione. Ma anche definito i contorni dell’azione statunitense: “Non invieremo truppe in Libia, e non useremo la forza per andare oltre il nostro scopo, che è la protezione della popolazione civile”, ha detto. “Fatemi essere chiaro, ha detto Obama, il cambiamento in Libia, e nella regione, non può né deve essere imposto dagli Stati Uniti, o da altre potenze straniere, ma deve venire dalle aspirazioni dei popoli”.

“E’ uno sforzo difficile, ma non possiamo rimanere inermi di fronte a quello che sta accadendo in Libia, l’azione è necessaria”, ha proseguito Obama, per il quale “la leadership americana è essenziale, ma non significa agire da soli. Ci stiamo coordinando con la comunità internazionale”.

Barack Obama, che ieri si è cobnsultato con il presidente francese, Nicholas Sarkozy, e il premier britannico, David Cameron.,preferisce che sia l’Europa a gestire l’affaire Gheddafi.  Dice che gli Usa sono pronti ”a fornire tutto il loro appoggio alla comunità internazionale per fare in modo che Muammar Gheddafi adempia punto per punto agli obblighi previsti nella risoluzione Onu”.

Ma gli Stati Uniti non vogliono dare l’impressione di dettare legge nel mondo arabo. Per questo ”non manderemo truppe di terra sul suolo libico”. Sia l’Europa, con il pieno appoggio americano, a farsi carico di imporre a Gheddafi il rispetto della risoluzione Onu. E sia il mondo arabo a partecipare ”attivamente all’imposizione della no fly zone e delle altre misure contemplate dalla risoluzione 1973″.

Gli Stati Uniti intendono agire al fianco della comunità internazionale. Ma non intendono assumere un ruolo da protagonista. Le ragioni sono evidenti. Un intervento americano esplicito in Libia come altrove potrebbe essere percepito come un’ingerenza grave da parte del mondo arabo, mentre il messaggio che Obama continua a ribadire al Medio oriente fin dai giorni della crisi tunisina è uno solo: ”Gli Stati Uniti sono dalla parte dei diritti universali dell’uomo, tra i quali è compreso quello di libera espressione e manifestazione del pensiero”.

Gli Stati Uniti – ha sottolineato Obama – sono a sostegno delle legittime aspirazioni dei popoli’. Questo vale per la Libia come per lo Yemen, per l’Egitto come per la Tunisia. Obama lo ha ribadito dopo essersi consultato nella notte con ilTocca a loro, ai Paesi europei, mettere in campo in prima persona le misure necessarie ad imporre a Muammar Gheddafi il pieno rispetto della risoluzione 1973. Il Pentagono ha fatto presente di ”essere pronto per qualsiasi tipo di intervento gli venga ordinato”, e navi militari americane sono gia’ in rotta verso la Libia per fornire l’eventuale assistenza umanitaria fosse necessaria. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, sara’ presente domani al vertice di Parigi sulla Libia. Per offrire tutto il sostegno americano che si rendesse necessario. Ma – per una volta – siano gli altri a prendersi la responsabilita’ di bombardare, siano gli altri a mandare eventuali contingenti di terra.

Published by
Maria Elena Perrero