Libia. Usa e alleati cercano un Paese che dia asilo a Gheddafi

Muammar Gheddafi

WASHINGTON, STATI UNITI – L’amministrazione del presidente Barack Obama sta cercando di trovare un Paese, molto probabilmente in Africa, disposto a concedere asilo al colonnello libico Muammar Gheddafi nell’eventualità che sia costretto a lasciare la Libia.

C’è però un problema: secondo gli ultimi rapporti di intelligence nessuno dei leader dei ribelli è finora emerso come un credibile successore del dittatore.

L’intensa ricerca di un Paese dove Gheddafi potrebbe rifugiarsi viene condotta sia dagli Stati Uniti che dai loro alleati, anche se il leader libico ha ribadito pochi giorni fa che non ha alcuna intenzione di lasciare la Libia, ed ha inoltre intensificato i bombardamenti su Misurata. La ricerca è complicata dal fatto che il Rais potrebbe essere accusato e incolpato dalla Corte Criminale Internazionale dell’Aja dell’attentato nel 1988 sui cieli della Scozia contro l’aereo Pan Am Flight 103 costato la vita a 270 persone.

Il problema potrebbe essere aggirato, secondo funzionari dell’amministrazione Obama, trovando un Paese non firmatario del trattato che richiede l’estradizione di chi è sotto accusa da parte della Corte, cosa che potrebbe incentivare Gheddafi ad abbandonare la sua roccaforte di Tripoli. C’è poi da considerare che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato bombardamenti delle forze di Gheddafi per proteggere la popolazione civile, ma non di esautorare il governo libico.

Dopo aver dichiarato che anche quello era il loro obiettivo, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno corretto il tiro. Ha dichiarato in proposito un alto funzionario della Casa Bianca: ”Abbiamo imparato varie lezioni dall’Iraq, e una delle più importanti è che i libici, e non noi, devono essere responsdabili del cambio di regime. Per quanto ci riguarda, quello che stiamo cercando di fare è trovare una maniera pacifica per organizzare la dipartita di Gheddafi se si verificasse una simile opportunità”.

Circa la metà dei Paesi Africani – ed anche gli Stati Uniti –  non hanno firmato o ratificato il Trattato di Roma, che richiede ai Paesi di attenersi alle disposizioni della Corte Internazionale. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha quindi suggerito che svariati Paesi africani potrebbero offrire asilo a Gheddafi, ma senza identificarli.

Sebbene il Rais ha avuto stretti legami con i dirigenti di Chad, Mali e Zimbabwe, e vi siano state recenti  manifestazioni a suo favore nel continente, non è ancora chiaro quale Paese potrebbe accogliere Gheddafi. Una ricerca è in corso anche da parte dell’Unione Africana, ma nulla è dato di sapere sui dettagli.

Se poi Gheddafi dovesse andarsene, si porrebbe il problema della successione. Funzionari americani ammettono che i ribelli non hanno ancora trovato un’intesa in proposito, e non mancano timori che guerre tribali possano scoppiare se non vi sarà accordo su chi dovrà succedere al Rais qualora lasciasse il Paese.

Questo mese un emissario del dipartimento di stato, Chris Stevens, è stato inviato a Bengasi per apprendere di più sul Consiglio Nazionale Transitorio dei ribelli. Il gruppo si è impegnato ad indire elezioni presidenziali e parlamentari dopo la cacciata di Gheddafi, a rispettare i diritti umani, a stilare una nuova costituzione e ad incoraggiare la formazione di partiti politici. Anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abdelilah al-Khatib, sta incontrando sia delegati dei ribelli che membri del governo per esplorare la possibilità di una soluzione diplomatica.

Secondo il New York Times, forse il membro preminente del Consiglio Nazionale Transitorio è Mahmoud Jibril, un esperto di pianificazione che ha abbandonato il governo di Gheddafi e che ha incontrato due volte il segretario di stato americano Hillary Clinton. Un altro membro di spicco del Conisglio è Ali Tarhouni, nominato dai ribelli ministro delle finanze, docente di economia alla Washington University prima di tornare in Libia per aiutare gli insorti.

”Per quanto riguarda l’opposizione a Gheddafi”, ha detto la Clinton venerdi a Berlino, ”siamo sempre più informati su di essa”. Ed ha aggiunto: ”Stiamo mettendo insieme le nostre informazioni e ci sono svariati Paesi che hanno stretti rapporti con i ribelli a Bengasi. Il nostro emissario continua il suo lavoro e noi stiamo approfondendo l’impegno di rafforzare le relazioni e l’appoggio con l’opposizione”.

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lgermini