BRUXELLES – La Nato vorrebbe avere ”la massima flessibilità” da parte degli alleati impegnati nelle operazioni militari in Libia, ma sa bene che ”la decisione su come utilizzare gli asset nelle nostre operazioni militari è nazionale”.
Così il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha risposto ad una domanda sulla richiesta fatta recentemente all’Italia e ad altri alleati perché comincino a colpire obiettivi di terra dai loro aerei impegnati nella operazione in Libia.
L’Italia, come altri paesi che partecipano alla missione Unified Protector, ha deciso di implementare la no fly-zone sulla Libia con uscite aeree, ma non di lanciare attacchi (strikes). Dal 2 aprile, gli Usa hanno ritirato dalla missione 50 aerei da caccia con capacità di attacco al suolo. Da allora, Rasmussen ha cominciato a chiedere agli alleati che gia’ attaccano di aumentare il numero dei loro caccia e a quelli che ancora non lo fanno di cominciare a bombardare bersagli a terra. ”Gli Usa fanno ancora parte delle nostre operazioni e mettono a disposizione della missione asset militari essenziali per assicurarne il pieno successo”, ha detto Rasmussen. ”Abbiamo anche ricevuto un certo numero di impegni da parte degli alleati”, ha aggiunto. ”Sulla richiesta fatta agli alleati, non voglio entrare nel merito. Ma il nostro principio di base è che la decisione su come gli asset militari possono essere usati nelle nostre missioni è nazionale. Ovviamente – ha rimarcato – al nostro comando militare piacerebbe molto poter contare sulla massima flessibilita”’. Ad oggi, la missione Unified Protector dispone di almeno 61 aerei con capacita’ di attacco al suolo. L’Italia ha deciso di non far partecipare i propri aerei agli attacchi. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato recentemente che l’Italia deciderà a metà di questa settimana se partecipare ai bombardamenti e lo farà dopo un incontro con i ministri della Difesa di Francia e Gran Bretagna.