Il Perù alle urne per scegliere il nuovo presidente: duello Humala-Fujimori

LIMA – Il Perù vota alle presidenziali, ed è sul fronte dell’economia la sorpresa dell’America Latina: ormai da anni cresce a tassi ‘cinesi’, anche se continua a essere un paese con due facce, visto che tra i quasi 30 milioni di abitanti più di un terzo vive nella povertà.

Il voto secondo gli ultimi sondaggi si risolverà al ballottaggio del 5 giugno tra l’ex militare socialista Ollanta Humala e uno dei candidati conservatori, probabilmente Keiko Fujimori. L’unico dato certo è il nome del favorito, il ‘comandante’ 48/enne Humala, sicuro di andare al ‘balotaje’ di giugno per decidere il nome del successore del presidente uscente Alan Garcia alla ‘Casa de Pizarro’, sede del governo a Lima. Interrogato dalla stampa subito dopo aver votato, Humala ha ricordato che ”in linea di principio nessuno può essere sicuro di raggiungere il secondo turno.

Bisogna aspettare il responso degli elettori, ma certo – ha precisato – speriamo nel loro sostegno e fiducia”. Secondo le previsioni delle ultime ore dell’istituto Ipsos Apoyo, il candidato del movimento Gana Perù è al 28,1%, a fronte del 21,1% della Fujimori, alla guida del partito Fuerza 2011. Alle loro spalle ci sono i tre candidati, su un totale di dieci, che sperano anche loro nel ballottaggio, e cioè l’ex ministro di economia Pedro Pablo Kuczynski (19,9%), l’ex presidente Alejandro Toledo (16,8%) e l’ex sindaco di Lima Luis Castaneda (12,1%): tutti su un fronte decisamente conservatore.

In queste ore i riflettori sono puntati tra l’altro sulla distanza non eccessiva tra la figlia del presidente Alberto Fujimori e Kuczynski (72 anni, piu’ noto come Ppk), ex broker di Wall Street, in corsa per la Alianza por el Gran Cambio. E’ chiaro quindi che se il successo di Humala è di fatto sicuro, il secondo nome per il ballottagio sara’ risolto al fotofinish Fujimori-Kuczynski, anche se Toledo non ha perso le speranze e aspira anche lui al secondo turno.

Il successore del presidente uscente Alan Garcia erediterà uno Stato in forte espansione grazie ad un buon livello di investimenti e alla domanda interna, ma anche una nazione con grandi iniquità e dove sono per esempio in corso piu’ di 200 vertenze sindacali e sociali. L’asse portante del ‘miracolo economico di Lima’ è il settore minerario: i nuovi collosi emersi in questi anni, primo fra tutti la Cina, hanno costantemente ‘fame’ delle materie prime non solo del Peru’, ma anche degli altri paesi latinoamericani.

Cio’ spiega per esempio il fatto che proprio venerdi’ l’oro e l’argento abbiano chiuso a livelli record: Lima, rilevano gli analisti locali, è il primo produttore mondiale di argento, il secondo di rame e zinc, il sesto di oro. Molti dei conflitti sociali aperti sono però dovuti proprio alle proteste di indios e gruppi ambientalistici dell’Amazzonia, che difendono i propri territori fronte al crescente sfruttamento delle risorse minerarie. I

l presidente Garcia ha in questi giorni ricordato che negli ultimi cinque anni la povertà è calata di un 14%. Rimane comunque il problema di un paese spaccato in due, visto che nella zona piu’ ricca della costa gli indici di poverta’ sono al 21% , a fronte del 65% nelle aree rurali, regioni dove manca l’acqua e altri servizi di base. I dati economici sono lusinghieri anche sul fronte dell’ inflazione: in media, negli ultimi dieci anni i prezzi sono cresciuti del 2,3%, il livello piu’ basso degli ultimi dieci anni secondo la banca centrale di Lima.

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luiss_smorgana