BEIRUT, LIBANO – Colpi di arma da fuoco a raffica sono echeggiati domenica nella città di Banias, nella Siria nord-orientale, dopo che l’esercito ha completamente isolato la città, interrrompendo tutte le forme di comunicazione, sparando sulla folla di dimostranti contro l’autocratico potere del presidente Bashar Assad, secondo quanto riferisce da Beirut l’Associated Press.
Attivisti per i diritti umani hanno dichiarato che nelle sparatorie diverse persone sono state uccise ma che per ora un bilancio delle vittime è impossibile.
Ammar Qurabi, capo dell’Organizzazione Siriana per la Tutela dei Diritti Umani, ha riferito resoconti di testimoni oculari che hanno visto i dimostranti antigovernativi cercare di fuggire dalla città per poi essere falciati dal fuoco delle truppe di Assad. Banias era piena di forze governative, con carri armati e blindati, per proteggere la sua importante raffineria, principale punto di esportazione del petrolio siriano.
Le proteste antigovernative in Siria sono esplose tre settimane fa in tutto il Paese e sono aumentate costantemente di intensità, con decine di migliaia di persone scese in piazza per chiedere ad Assad riforme democratiche. Le forze di sicurezza del presidente hanno represso le manifestazioni con inaudita violenza ed i morti finora sarebbero circa 200.
Domenica Assad ha dichiarato che la Siria ”è incamminata sulla strada di ampie riforme”, secondo quanto afferma l’agenzia di stampa ufficiale SANA. Non è la prima volta che il presidente promette riforme, ma intanto le sue forze di sicurezza continuano a mietere vittime e la popolazione chiede le sue dimissioni.
Mazen Darwish, noto attivista per la tutela dei diritti umani, ha dichiarato che a Banias l’esercito ha cominciato a sparare prima in aria e poi ad altezza d’uomo quando le migliaia di dimostranti hanno cominciato ad intonare slogan contro il regime. Tutto quanto sta succedendo in Siria non può essere indipendente confermato giacchè Assad ha vietato la presenza di giornalisti.