IL CAIRO, EGITTO – Migliaia di manifestanti contro il regime del presidente siriano Bashar al-Assad, delusi dalle sue vaghe e non mantenute promesse di riforme, hanno organizzato proteste in svariate città del Paese ma sono stati respinti dalle forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco ad altezza d’uomo uccidendo almeno 10 persone, secondo quanto riferito al New York Times da residenti ed associazioni per la tutela dei diritti umani.
Le violenze più gravi sono avvenute a Douma, un quariere popolare a nord della capitale, Damasco, dove sono state uccise cinque o sei persone. A Dara’a, la città sud-occidentale dove sono avvenute le prime proteste contro il regime due settimane fa, quattro dimostranti sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco, e un quinto è stato picchiato a morte a Kafr Souseh, un altro quariere di Damasco.
Raggiunto telefonicamente, un residente di Douma che ha voluto mantenere l’anonimato ha detto che la protesta era cominciata pacificamente. ”Poi la polizia ha cominciato a bersagliarci con sassi e dopo ha aperto il fuoco”.
Come in altri Paesi mediorientali, anche nelle città siriane i manifestanti si sono riuniti dopo le preghiere nelle principali moschee. A Douma, quando hanno cercato di dirigersi verso la piazza centrale della città è scattata la repressione poliziesca. Dopo che i manifestanti sono stati dispersi, gli agenti hanno continuato ad imperversare per ore nella zona manganellando o usando sproni elettrici per il bestiame contro chiunque girasse a piedi.
A Damasco non sono avvenute manifestazioni perchè i sostenitori del governo hanno controllato la moschea Umayyad lasciando che dopo le preghiere uscissero solo 15 fedeli alla volta per evitare che si formassero assembramenti.
Tutti gli avvenimenti e le notizie provenienti dalla Siria sono difficili da controllare perchè il governo impedisce a gran parte dei giornalisti di entrare nel Paese, avendoli accusati di far parte di una grande cospirazione diretta a destabilizzare la Siria tramite violenze settarie.