Siria. Stampa Usa pubblica dettagli su obiettivi attacco, polemiche

Il senatore John McCain

WASHINGTON, STATI UNITI – La portata, la durata, lo scopo, i tempi, poi slittati, e persino gli obiettivi sul campo del più che probabile attacco Usa contro il regime siriano continuano ad essere descritti da giorni su numerosi giornali americani, e la cosa inizia a sollevare polemiche. Il senatore repubblicano John McCain è stato chiaro: la gran quantità di indiscrezioni che continuano a filtrare sui piani di attacco Usa in Siria sono ”una follia”.

Ma anche gli stessi giornali che pubblicano i ‘leaks’ si domandano se dietro non ci sia una strategia della Casa Bianca, che nega con forza, o se sia semplicemente una fuga incontrollata, come avvenuto in passato per altre importanti operazioni militari. Solo che finora le indiscrezioni avvenivano a cose fatte, come ad esempio per il raid in cui e’ stato ucciso bin Laden. E’ sempre possibile che si tratti di una mossa strategica, come l’esercito fantasma del generale Patton per ingannare Hitler alla vigilia del D-Day, ma sulla base del comportamento passato dell’amministrazione Obama sembra piuttosto che le indiscrezioni filtrate finora riguardino davvero i piani d’attacco, ha scritto il Wall Street Journal.

Nei giorni scorsi, prima il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, poi lo stesso presidente Barack Obama hanno ribadito che ogni azione non ha lo scopo di portare ad un cambiamento di regime a Damasco. Allo stesso tempo, il New York Times e’ entrato cosi’ nei dettagli dei piani da affermare che gli obiettivi sono meno di 50, e comprendono particolari unita’ militari, centri di comando, basi aeree, siti missilistici. Allo stesso tempo, diversi media hanno riferito di spostamenti e evacuazioni delle forze del regime da numerose basi e caserme a Damasco. Esattamente il tipo di strutture che secondo le informazioni dovrebbero essere colpite dai missili cruise, ha notato la rivista Foreign Policy.

Tutti i piu’ grandi generali della storia hanno sempre considerato fondamentale il ‘fattore sorpresa’, nota a sua volta il Washington Post, che da’ anche una chiave di lettura: dare un ‘preavviso’ a Damasco potrebbe essere una mossa studiata per evitare al massimo vittime tra i civili, che infatti stanno fuggendo, e allo stesso tempo non infliggere troppi danni al regime, per evitare di farlo sentire in dovere di reagire, magari contro Israele. Lo scopo della reazione e’ di recapitare un messaggio a Damasco, creando un ‘danno calcolato’.

E’ evidente che il principale scopo di un’operazione militare dovrebbe essere un risultato di carattere militare, ha scritto in un commento ancora il Wsj, avanzando l’ipotesi che dietro i leaks ci sia una spiegazione politica e affermando che i piloti americani non dovrebbero essere messi in pericolo per consegnare cio’ che equivale ad una durissima mossa diplomatica. Questo specialmente se uno strike che sembra pensato per ”fare qualcosa” viene deliberatamente calibrato per fare molto poco.

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lgermini