
ROMA – La guerra ai piccioni e quella ai gabbiani. A Roma si combatte, e si perde contro madre natura.
Piccioni a dieta forzata, a Grottaferrata – scrive Maria Lombardi del Messaggero – se vogliono mangiare il cibo dovranno procurarselo da soli. Niente più molliche sui balconi o pezzetti di pane lanciati in strada, basta con gli avanzi abbandonati dove capita: chi continua a nutrire i volatili o lascia che si possano alimentare con il cibo gettato in strada rischia una multa di 150 euro. Lo stabilisce un’ordinanza del vicesindaco Gianluca Paolucci preoccupato per la minaccia che arriva dal cielo. Sono diventati troppi e danno fastidio, il Comune è dovuto correre ai ripari. «La presenza dei piccioni allo stato libero nel territorio cittadino – si legge nel provvedimento – ha assunto proporzioni tali da costituire un serio rischio di natura igienico-sanitaria». Ma non è solo questione di possibili contagi, il fatto è che i cittadini protestano per i marciapiedi sporchi in centro, per le strade rese scivolose dal guano, per i terrazzi sudici e i monumenti rovinati. LE PROTESTE «Le situazioni più critiche sono in Corso del Popolo, davanti la galleria del Corso», spiega il vicesindaco. «Siamo dovuti intervenire per coprire un vuoto normativo, la colonia di piccioni continuava ad aumentare e diventava necessario prendere provvedimenti. C’è stato qualche attrito con gli ambientalisti, perplessi di fronte all’ordinanza. Ma tutto si è risolto». È dunque proibito dall’ordinanza alimentare «i piccioni urbanizzati», ma anche è fatto divieto agli ambulanti di vendere cibo per i volatili. L’ordinanza impone anche ai proprietari degli edifici di ripulire a proprie spese «i locali e gli anfratti nei quali i piccioni abbiano nidificato o depositato guano». Installando griglie e reti all’ingresso dei condotti di areazione si eviterà inoltre che i piccioni possano trovare lì ricovero. LA PULIZIA «Abbiamo cercato di adottare una serie di misure per proteggere gli edifici e le strade senza minimamente danneggiare gli animali», aggiunge il vicesindaco. Nella speranza che l’ordinanza serva a far diminuire il numero dei piccioni salvando così marciapiedi, terrazzi e i monumenti dalla pioggia di escrementi. È la cosa giusta da fare, dicono gli esperti della Lipu, quanto una città soffre per l’invasione di qualche volatile l’unico sistema per farli allontanare è quello di limitare la disponibilità di cibo.
E la guerra ai gabbiani.
Il cielo di Roma è cambiato – scrive sempre Maria Lombardi – colpa della guerra a colpi di ali. Adesso sono i gabbiani a dominare e i piccioni in ritirata, quelli che fino a qualche anno fa erano i padroni dell’aria ora sono diventati preda e non se la passano più tanto bene. Come tutti i passaggi di potere anche questo è stato abbastanza cruento, con i gabbiani ad assaltare i nidi dei piccioni, mangiare i piccoli e anche i grandi. Ma adesso un nuovo nemico avanza, il pappagallo parrocchetto, aggressivo e arrogante. La natura anche in città segue leggi proprie e ignora le ordinanze, vince chi più si adatta.
Più che il divieto (introdotto a Roma dal 2006) di dar da mangiare ai piccioni diventati ormai troppi e invadenti, è stato l’arrivo dei gabbiani che non vanno troppo per il sottile in fatto di cibo a rovesciare gli equilibri. Resta il fatto che non c’è altra misura possibile per limitare il numero di volatili selvatici divenuto eccessivo: ridurre gli alimenti a loro disposizione. «I piccioni erano diventati troppi e si erano indeboliti», spiega Francesca Manzia del centro recupero fauna selvatica della Lipu di Roma. «Nasceva un’altra percentuali di piccoli con malformazione, c’era un’epidemia di vaiolo aviario. Dando da mangiare agli animali liberi si impedisce che ci sia la selezione naturale e si fa un grande danno. Il piccione abituato a cibarsi sul bancone di casa insegnerà al piccolo a fare così e quando non troveranno più quelle briciole non riusciranno a sopravvivere».
IL CENSIMENTOAccadeva anche, quando c’era l’invasione dei piccioni, che alcune persone cercavano di eliminarli con il veleno. Poi sono arrivati i gabbiani reali e ne hanno fatto fuori un bel po’, da quando la selezione è ricominciata ed è diminuito il numero nascono sempre meno piccoli con malformazioni e sono sparite le malattie. Adesso il problema è semmai che i gabbiani sono diventati troppi, 40mila azzarda qualcuno, e sempre più audaci. «Li stiamo conteggiando – spiega l’esperta della Lipu – tra ottobre e novembre daremo i risultati. Anche in questo caso l’unica cautela da prendere è quella di non lasciare cibo in strada. Fin quando i gabbiani continueranno ad alimentarsi con tanta facilità si moltiplicheranno. La chiusura della discarica di Malagrotta avrà i suoi effetti positivi anche in questo. Ma bisogna fare attenzione anche a non lasciare sacchetti di rifiuti alimentari fuori dai cassonetti». C’è già chi fa il tifo per l’aquila reale.
